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Cattolici e politica: disagio e sconcerto crescenti. Il monito inascoltato di Carlo Maria Martini
Cosa direbbe don Mazzolari oggi? (O meglio cosa dobbiamo dire noi?)

di Mariangela Maraviglia

 

In "Adista-Segni nuovi", n. 18, 5 marzo 2011

É una domanda, quella posta dal titolo, che risuona immancabilmente in occasione di ogni incontro dedicato al grande parroco di Bozzolo, voce critica e profetica della Chiesa e della storia del Novecento.
La prima risposta sorge spontanea in chi voglia preservare un rigore di lettura storica e una fedeltà non strumentalizzante alla biografia mazzolariana: non possiamo chiederci cosa direbbe oggi il prete cremonese ma cosa dobbiamo dire noi, credenti e pensanti, anche facendo tesoro della sua vigorosa lezione.
Un lezione che ci restituisce una fede viva nel Vangelo di Cristo ma collocata decisamente nello spazio della testimonianza piuttosto che in quello della imposizione; la nitida consapevolezza che a fronte della incalzante secolarizzazione è del tutto inefficace l'innalzamento di argini di difesa nei confronti dei "lontani" ma occorre invece puntare sulla formazione delle coscienze; la chiara percezione che nel suo progresso denso di contraddizioni l'umanità ha bisogno di una Chiesa piuttosto compagna di cammino e di discernimento che dispensatrice di sentenze di condanna. Una lezione che raccomanda un rapporto di estrema libertà della Chiesa nei confronti del potere politico, il rifiuto di "privilegi per sè soltanto" - come scriveva lucidamente Mazzolari negli anni del Concordato tra Chiesa e fascismo - che le impediscano la franca espressione della profezia di cui è erede e messaggera nella storia.
Una lezione che raccoglie dal cattolicesimo francese - in primo luogo da Jacques Maritain - la irrinunciabile distinzione dei diversi ruoli che nella moderna democrazia spettano al clero e ai laici, il primo proteso ad annunciare i fondamenti evangelici della vita cristiana, i secondi chiamati a discernere dai principi le concrete realizzazioni che si rendono possibili nelle contingenze della storia e nel confronto fattivo con le differenti forze sociali e politiche.
L'abissale distanza da queste prospettive della realtà ecclesiastica contemporanea si staglia con lampante evidenza di fronte a noi e non poche voci si vanno levando a denunciare l'emergenza di una situazione che in Italia mette a rischio la tenuta della democrazia, in contesti più vasti la stessa credibilità della Chiesa cattolica come annunciatrice del messaggio evangelico.
Tra gli interventi recenti che con modulazioni diverse hanno affrontato questo complesso di tematiche vorrei almeno citare quello di Severino Dianich, Il Vangelo nella società occidentale scristianizzata: Chiesa, che fare? ("Il Regno-attualtà", n.20, 2010 [testo scaricabile gratuitamente dal sito http://www.ilregno.it]) e l'intervista a Giorgio Campanini Cattolici spaventati dalla politica ("Famiglia cristiana", 20 gennaio 2010, testo scaricabile gratuitamente dal sito http://www.famigliacristiana.it).
I problemi in campo sono molteplici e meritano approfondite riflessioni ma in questa sede intendo limitarmi a segnalare - con l'analisi non raffinata che poche righe permettono - l'intreccio di macroscopiche contraddizioni che contrassegnano in modo tutto particolare il cattolicesimo italiano degli ultimi decenni.
Un cattolicesimo in cui, venuta meno quella risorsa di intervento che era rappresentata dalla Democrazia cristiana, la gerarchia cattolica ha assunto un ruolo da protagonista della vicenda pubblica, riducendo sotto scacco il laicato, segnatamente quel laicato nutrito di cultura democratica che aveva visto la sua genesi e formazione proprio negli anni di Mazzolari e spesso attraverso i suoi scritti.
Un cattolicesimo di cui si è riconosciuta una "specificità" da salvaguardare con accordi e richieste di tipo istituzionale ed economico, con l'imposizione di "valori non negoziabili" e di leggi ritenute ‘cattoliché che hanno fatto terra bruciata intorno a ogni possibilità di dialogo e mediazione con settori diversi della cultura e della politica.
Si è evitato di misurarsi con i prevedibili contraccolpi in termini di tentazioni clericali - e di speculari tensioni anticlericali - che queste mosse inevitabilmente avrebbero generato; si è evitato di valutare sia l' efficacia reale di leggi costrittive e suscitatrici di feroci opposizioni in un tempo di libertà, sia le conseguenze sul piano della vita della Chiesa: quanto ne sarebbero risultati potenziati i tanti "scismi" più o meno sommersi che da tempo la attraversano.
Ci si è vietati soprattutto di valutare - ed è quello che più mi preme sottolineare - la qualità morale, politica, culturale degli interlocutori che si sceglievano come canali privilegiati delle proprie richieste. Con un eccesso di realismo, si è creduto di poter usare per la difesa della "identità" cattolica proprio chi ne incarnava fin nella propria biografia la negazione, si è creduto di poter affidare la salvaguardia della vita, della famiglia, dell'etica a chi nella sua azione pubblica e privata aveva dato prova di esserne il più acerrimo nemico. Non solo per l'origine più che dubbia delle sue fortune, per la qualità più che spregiudicata del suo agire politico, ma anche perchè autore, o coautore, attraverso i messaggi e i programmi della sua televisione commerciale - a cui si è prontamente accodata la Tv pubblica -, della più efficace opera di dissoluzione dei valori che sia dato registrare nella storia dell'Italia contemporanea.
Incredibilmente sono state soprattutto voci di donne e uomini non legati alla Chiesa - e spesso vissuti in contesti culturali extra-italiani, penso a Lorella Zanardo e a Erik Gandini - a denunciare per primi l'inaccettabilità di un linguaggio televisivo avvilente e condizionante al basso come in nessun altro paese europeo (si è iniziata a udire, per fortuna, la voce sempre più allarmata di "Famiglia cristiana").
Gli scandali più recenti sono solo l'esito privato di un fenomeno pubblico sotto gli occhi di tutti: l'oggettivazione del corpo femminile ridotto a semplice strumento di soddisfazione sessuale; la banalità e la volgarità erette a sistema di vita; il successo, il denaro, il potere, comunque conseguiti, come triade divina a cui tributare culto idolatrico; un paese "ipnotizzato", "drogato" "da una proposta mediatica [che impedisce] di prendere coscienza, di innalzare il livello di consapevolezza su cosa conta veramente nella vita" (Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, Feltrinelli).
Come si è potuto non renderci conto - non voler riconoscere ? - che il "disastro antropologico" denunciato ripetutamente anche dai vescovi, pur non riducibile al solo strumento televisivo, è stato nutrito anche e primariamente da questa cultura, promossa ed enfatizzata da questo potere mediatico? Di fronte a decenni di (dis)educazione quotidiana e di vuoto di pensiero; di fronte alla continua repressione, censura, umiliazione di percorsi politici che conservassero un barlume di autonomia rispetto ai dettami della gerarchia, possiamo oggi davvero sorprenderci se tra i cattolici latita la passione civile, come emergeva anche da recenti parole di Benedetto XVI?
Urge un confronto a voce alta, urge, come suggerisce Campanini "qualche organismo ecclesiale che dia voce ai laici ed esprima l'opinione dei cattolici e non solo dei vescovi". "Guidato da un laico e non da un vescovo", raccomanda il professore.
Una utilissima proposta, che spero vivamente venga ascoltata e recepita.
Ma occorre in primo luogo uno smarcamento della Chiesa nelle sue espressioni gerarchiche dall'abbraccio mortale con la politica e dallo scambio di favori che ha segnato gli ultimi decenni. Per una questione di metodo: la restituzione ai laici degli spazi di mediazione che loro competono nella costruzione di leggi in cui possano riconoscersi esponenti di diverse culture residenti in un paese democratico.
Ma anche per un recupero di profezia e di libertà rispetto a uno scandalo che non può più oltre essere tollerato:
Affermava un incompreso Carlo Maria Martini nel 1995, riferendosi alle diverse forze in campo: " […] non è lecito pensare di poter scegliere indifferentemente, al momento opportuno, l'uno o l'altro a seconda dei vantaggi che vengono offerti. É questo un tempo in cui occorre aiutare a discernere la qualità morale insita non solo nelle singole scelte politiche, bensì anche […] nella concezione dell'agire politico che esse implicano. Non è in gioco la libertà della Chiesa, è in gioco la libertà dell'uomo; non è in gioco il futuro della Chiesa, è in gioco il futuro della democrazia". Non è stato ascoltato: oggi ne paghiamo le conseguenze.

Mariangela Maraviglia

 
 

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