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Sinossi della costituzione di Paolo VI e della lettera di Benedetto XVI

"MISSALE ROMANUM"




Da quando si è sviluppato e diffuso nel popolo cristiano il movimento liturgico che, secondo l'espressione del Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, deve essere considerato come un segno della provvidenziale disposizione di Dio per gli u?mini del nostro tempo, un passaggio salutare dello Spirito Santo nella sua Chiesa, si è sentita l'esigenza che le formule del Messale Romano fossero rivedute e arricchite. Primo passo di tale riforma è stata l'opera del Nostro Predecessore Pio XII con la riforma della Veglia Pasquale e del Rito della Settimana Santa, che costituì il primo pass? dell'adattamento del Messale Romano alla mentalità contemporanea. 

Il recente Concilio Ecumenico Vaticano II, promulgando la Costituzione Sacrosanctum Concilium, ha posto le basi della riforma generale del Messale Romano, stabilendo che: L'ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà, da essi significate, siano espresse più chiaramente (Cf  Sacrosanctum Concilium); che: L'Ordinamento rituale della Messa sia riveduto in modo che apparisca più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la pia e attiva partecipazione dei fedeli (Cf ibid., n. 50); e inoltre: Perché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia (Cf ibid., n. 51); e infine che: Venga redatto un nuovo rito della 
LETTERA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA PUBBLICAZIONE  DEL "MOTU PROPRIO" "SUMMORUM PONTIFICUM"

A questo documento si opponevano più direttamente due timori, che vorrei affrontare un po' più da vicino in questa lettera.
In primo luogo, c'è il timore che qui venga intaccata l'Autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali - la riforma liturgica - venga messa in dubbio. Tale timore è infondato. Al riguardo bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato da Paolo VI e poi riedito in due ulteriori edizioni da Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma normale - la forma ordinaria - della Liturgia Eucaristica. L'ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l'autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma extraordinaria della Celebrazione liturgica. 

...Quanto all'uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l'attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso. Al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l'uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si è supposto  che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso,  sul posto. Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall'infanzia, era 


concelebrazione da inserirsi nel Pontificale e nel Messale Romano (Cf ibid., n. 58). 

Non bisogna tuttavia pensare che tale revisione del Messale Romano sia stata improvvisata: le hanno, senza dubbio, aperta la via i progressi che la scienza liturgica ha compiuto negli ultimi quattro secoli... Sono state scoperte e pubblicate le più antiche fonti liturgiche, e nello stesso tempo sono state meglio conosciute le formule liturgiche della Chiesa Orientale; e così molti hanno insistito, perché tali ricchezze dottrinali e insieme spirituali non rimanessero nell'oscurità delle biblioteche, ma venissero invece messe in luce per rischiarare e nutrire la mente e l'animo dei cristiani. 

... Per ciò che riguarda l'Ordinario della Messa, i riti, pur conservandone fedelmente la sostanza, sono stati semplificati (Cf ibid. n. 50, p. 114). Si s?no pure tralasciati quegli elementi che con il passare dei secoli furono duplicati o meno utilmente aggiunti (Ibid.), soprattutto nei riti dell'offerta del pane e del vino e in quelli della frazione del pane e della Comunione. 

Si sono pure ristabiliti, secondo le tradizioni dei Padri, alcuni elementi che con il tempo erano andati perduti (Cf ibid.); per esempio l'Omelia (Cf ibid. n. 52), la Preghiera universale o Preghiera dei fedeli (Cf ibid. n. 53), l'atto penitenziale, cioè l'atto di riconciliazione con Dio e con i fratelli, all'inizio della Messa, che giustamente è stato rivalutato. 

Secondo la prescrizione del Concilio Vaticano II, che stabiliva: In un determinato numero di anni, si leggano al popolo le parti più importanti della Sacra Scrittura (Cf ibid. n. 51), tutto il complesso delle Letture delle domeniche è suddiviso in un ciclo di tre anni. Inoltre in tutti i giorni festivi, le letture dell'Epistola e del Vangelo sono precedute da un'altra lettura tratta dall'Antico Testamento oppure, nel Tempo Pasquale, dagli Atti degli Apostoli. In tal modo è messo più chiaramente in luce lo sviluppo del mistero della salvezza, a partire dallo stesso testo della rivelazione. Tale larghissima abbondanza di letture bibliche, che  
per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica. 

.... Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un'autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch'io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.

Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell'uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni. 

In secondo luogo, nelle discussioni sull'atteso Motu Proprio, venne espresso il timore che una più ampia possibilità dell'uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali.
Anche questo timore non mi sembra realmente fondato. L'uso del Messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un


propone ai fedeli nei giorni festivi la parte più importante della Sacra Scrittura, viene  completata da altre parti dei libri santi letti nei giorni feriali. 

Tutto ciò è ordinato in modo da far aumentare sempre più nei fedeli quella fame d'ascoltare la parola del Signore (Cf Am 8, 11) che, sotto la guida dello Spirito Santo, spinga il popolo della nuova Alleanza alla perfetta unità della Chiesa. Con queste disposizioni nutriamo viva speranza che sacerdoti e fedeli prepareranno più santamente il loro animo alla Cena del Signore, e nello stesso tempo, meditando più profondamente le Sacre Scritture, si nutriranno ogni giorno di più delle parole del Signore. Secondo quanto è detto dal Concilio Vaticano II, le Sacre Scritture saranno cosi per tutti una sorgente perenne di vita spirituale, un mezzo di prim'ordine nel trasmettere la dottrina cristiana e infine l'essenza stessa di tutta la teologia. 

...Infine, vogliamo qui riassumere efficacemente quanto abbiamo finora esposto sul nuovo Messale Romano. Il Nostro Predecessore san Pi? V, promulgando l'edizione ufficiale del Messale Romano, lo presentò al popolo cristiano come fattore di unità liturgica e segno della purezza del culto della Chiesa. Allo stesso modo Noi abbiamo accolto nel nuovo Messale legittime varietà e adattamenti, secondo le norme del Concilio Vaticano II (Cf CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 38-40: AAS 56 (1964), p. 110); tuttavia confidiamo che questo messale sarà accolto dai fedeli come mezzo per testimoniare e affermare l'unità di tutti, e che per mezzo di esso, in tanta varietà di lingue, salirà al Padre celeste, per mezzo del nostro sommo Sacerdote Gesù Cristo, nello Spirito Santo, più fragrante di ogni incenso, una sola e identica preghiera. 

Quanto abbiamo qui stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido ed efficace, ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere in 
contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti 
Apostolici dei Nostri Predecessori e in altre 
accesso alla lingua latina; sia l'una che l'altra non si trovano tanto di frequente. Già da questi presupposti concreti si vede chiaramente che il nuovo Messale rimarrà, certamente, la forma ordinaria del Rito Romano, non soltanto a causa della normativa giuridica, ma anche della reale situazione in cui si trovano le comunità di fedeli.

È vero che non mancano esagerazioni e qualche volta aspetti sociali indebitamente vincolati all'attitudine di fedeli legati all'antica tradizione liturgica latina. La vostra carità e prudenza pastorale sarà stimolo e guida per un perfezionamento. ...Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all'antico uso. La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale. 

Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l'unità; si ha l'impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente. 

...Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso.

disposizioni, anche degne di particolare menzione e deroga.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il 3 aprile 1969,  Giovedì Santo, anno sesto del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI

 

 
 

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