HOME > ESPERIENZE PASTORALI > CON OCCHI BAGNATI DI RESURREZIONE. APPUNTI PER UNA SPIRITUALITÀ MARGINALE (DI M. ARMANINO)

Con occhi bagnati di risurrezione.
Appunti per una spiritualità marginale

di Mauro Armanino

Introduzione

a- Spiritualità.

Intendere la spiritualità come la dimensione 'normale' del vivere l'esperienza di fede del cristiano continua a sembrare poco consueto. Essa potrebbe essere considerata come la vita 'guidata e intessuta' dallo Spirito di Cristo, promesso come dono definitivo di trasformazione del mondo.
La spiritualità è il perenne tentativo di mettere lo Spirito in grado di operare questa trasformazione e si presenta, allo stesso tempo, come il fruttto di questo processo.

Metterla in relazione con l'impegno di 'giustizia, pace e integrità del creato', non appare come qualcosa di facoltativo, così come 'facoltativo' non dovrebbe essere l'impegno in questo settore. Al contrario, se è vero che l'impegno per la promozione umana e la giustizia sono parte integrante dell'evangelizzazione, così dovrebbe essere per la spiritualità. Detto in altri termini questo potrebbe significare che una spiritualità che non includa l'orizzonte di 'giustizia e pace' avrebbe bisogno di una seria verifica di autenticità evangelica.

b- I volti

Sono i 'volti' il primo e principale luogo da cui partire e a cui tornare. La sofferenza è la 'cifra' o la realtà fontale a cui sempre riferirsi. In essa si rivela in modo unico e definitivo la dimensione umana. Una spiritualità degna di questo nome non potrà non lasciarsi 'ferire' dalla serie di volti che, da anni ormai, in particolare la Chiesa latino-americana ci invita a tener presenti. Volti e sofferenza indicano il percorso di una spiritualità nella quale, come vedremo, la buona notizia appartiene di diritto a loro.

...'Volti di operai, volti di emarginati e sovrafollati urbani, volti di sottoccupati e disoccupati, volti di giovani, volti di bambini, volti di anziani, volti sfigurati dalla fame, volti delusi dai politici, volti umiliati, volti terrorizzati, volti angosciati, volti sofferenti delle donne umiliate, volti stanchi degli emigranti, volti invecchiati dal tempo e dal lavoro, volti di carcerati'....

Che tipo di Dio sta raccontando il mio stile di vita?
Quali i 'volti' che mi hanno marcato e guidato nelle scelte?

 

1. Onesti con la realtà

1.1 Preletture

... «L'immagine di Dio, di se stessi, e quella del mondo sono profondamente connessi. Normalmente quando uno di questi elementi cambia, gli altri due sono costretti a riadattarsi al cambiamento. Quando la nostra immagine di Dio cambia, siamo costretti a cambiare» ... (Rohr).

... «Ogni idea, teoria o visione del mondo, anche universale od oggettiva pretenda essere, è legata a condizioni materiali, tecniche e pratiche del luogo da dove vengono formulate...un luogo sociale facilita od ostacola un discorso sulla realtà» ... (Boff).
Non siamo 'tabula rasa', osservatori innocenti e 'oggettivi' della realtà. Le nostre interpretazioni sono fatalmente segnate dai vari 'filtri' che consciamente o meno ci siamo costruiti (o che altri hanno contribuito a costruire) e che portiamo nello sguardo con cui 'sguardiamo' la realtà. Quest'ultima è già 'pre-giudicata' prima ancora di accingerci a 'leggerla'. In effetti, i nostri 'filtri', organizzano, selezionano, escludono e fissano la realtà a seconda dei nostri valori o priorità. Secondo gli 'interessi' che abbiamo (e che siamo...), leggeremo la realtà e la gudicheremo, interpretandola e organizzandola in modo comprensibile, 'commestibile' e addomesticabile.

... «Ogni scelta come punto di partenza per la scienza, filosofia, teologia, è una scelta a priori di un certo punto di osservazione del mondo...fin dall'inizio la scelta attesta che uno sceglie prima ancora di scegliere» ...(Van de Pol). Pertanto uno dei primi passi da compiere in ogni riflessione sulla spiritualità, che implica e crea una interpretazione del mondo, dovrebbe essere la presa di coscienza previa dei propri 'filtri' e del luogo da cui si guarda il mondo. L'educazione ricevuta, la famiglia, il percorso personale, lo stato sociale, il camino religioso... intervengono nella creazione dei filtri.

Quando evangelizziamo (la missione, qui o altrove), consapevolmente o meno, usiamo strumenti interpretativi, linguaggi, concetti, idee... che pre-giudicano la realtà e sono tutt'altro che 'neutrali'. Ed è bene saperlo, magari evitando di presentare certezze o giudizi che sono sempre 'provvisori' tentativi di lettura di una realtà infinitamente più complessa e articolata. Anche il 'filtro' religioso è ambivalente... può presentarsi come sguardo/giudizio liberante oppure come strumento di dominazione.
Nel vangelo ci viene fatto osservare che furono proprio i 'sapienti' che, col filtro religioso che possedevano, sono stati incapaci di riconoscere la novità che veniva dal Cristo. Egli ha portato un modo alternativo di leggere la realtà che è risultata sovversiva del 'filtro' che i 'religiosi' possedevano con fierezza. (Mc.3,1-6). In termini teologici possiamo definire 'idolatria' questi pregiudizi.
... «Nella concezione biblica, l'idolatria non solamente corrompe i valori, ma distorce pure la percezione e la comprensione della realtà» ...(Hasset-Lacey).

1.2 Giganti e formiche

... «E laggiù abbiamo visto tutta gente di alta statura, anche i giganti discendenti di Anak. Difronte a loro sembravamo formiche. Proprio questa è l'impressione che abbiamo lasciato ad essi» ...(Num.13,32-33).
... «Lo spazio culturale attorno a noi è tutt'altro che territorio neutrale. è pieno di messaggi che ci invitano ad imitare determinati stili di vita che cercano di dare forma alla coscienza. Essere consapevoli di queste immagini sociali è l'inizio per possedere una protezione contro i codici culturali che cercano di manipolare i comportamenti» ...(Gallagher).

Ciò che chiamiamo 'realtà' e 'mondo', come ci appare nel quotidiano, è sempre frutto di una interpretazione/interazione tra colui/ei che legge il mondo e il mondo come percepito. Non esiste UNA realtà ma una interpretazione di questa. Alla 'realtà' così come percepita, andrebbe sempre aggiunta una 'x' che rappresenta ciò che la realtà potrebbe o dovrebbe essere. La realtà è sempre frutto di una costruzione (Berger- Luckmann).
Un esempio di questo possiamo ravvisarlo parlando del concetto di 'Regno di Dio'. Si tratta della realtà, però in quanto 'attraversata' da una nuova possibilità che la trasfigura perché abitata da un altro e un altrove.
... «Uno non può identificare il reale con l'attualità: esistono nell'attuale genuine possibilità che non sono ancora state esplorate o realizzate nella presente società» ...(Ellacurìa)

Non dare per scontata o acquisita una particolare lettura della realtà, conservare un senso critico o meglio ancora 'profetico' sulla realtà, significare far scaturire da quest'ultima il 'possibile 'e a volte 'l'impossibile'. In qualunque modo la realtà ci si presenti essa è 'trasformabile'.
... «Il servitore della Parola, non semplicemente guarisce, aiuta o consola... ma definisce la realtà offrendo un nuovo linguaggio e prospettiva... la costruzione della realtà è al cuore del Servitore della Parola» ...(Lebacqz)

1.3 Luoghi privilegiati di lettura

... «Viste dal Centro le cose sono soffici. Nella periferia le cose ti gridano addosso. Nel Centro i meccanismi di sfruttamento sono invisibili. Nei margini tu puoi vederli congli occhi nudi» ...(Boff).
Lo abbiamo sperimentato anche noi. Guardare il mondo dal SUD, dai perdenti del Sistema, da coloro che non hanno né volto né voce, da coloro che non contano nelle scelte, da coloro che non entrano da consumatori nel Grande Mercato, ci ha aperto gli occhi! Ci ha aiutato a conservare la fede, ci ha aiutato a 'cambiare di Dio'... Ci ha aperto paesaggi insospettati del vangelo.
Sappiamo pure, per esperienza, quanto possa risultare difficile, da qui, parte del Centro, conservare la fede, visioni, sogni e ideali di trasformazione evangelica. Gradualmente i volti sofferenti si sfumano e la realtà torna fatalmente a mistificarsi...

Abbiamo il privilegio di guardare il mondo dal 'basso', dalla parte dei 'Lazzaro' di oggi (Lc.16,19-30), il privilegio di guardare il mondo dalla parte migliore, la stessa che Lui ha scelto e ci ha invitati a scegliere, se vogliamo seguirlo. Si tratta di privilegio, immeritato, perché è da questo punto di vista che saremo (e siamo) giudicati, come Lazzaro e il ricco Senza Nome perché il Sistema non ha nome. La vita stessa di Lazzaro svela l'iniquità del sistema di dominazione che esclude e uccide. Il ricco, reso cieco e dunque incapace di vedere l'altro, perso e prigioniero del suo mondo. Incapace
fino alla fine di abbassare lo sguardo oltre la sua famiglia e la sua classe sociale. La riduzione della realtà alla propria meschina statura, ecco il giudizio finale sul sistema di dominazione.
Privilegio e responsabilità. Forse è parte essenziale della missione della Chiesa la custodia preziosa di questo 'punto' di osservazione del mondo.

... «tutti devono lavorare per i poveri; alcuni (e non dovrebbero essere pochi) devono lavorare con i poveri e alcuni devono essere inseriti e vivere come i poveri» ...(P. Kolvenbach)

... L'infallibilità, la verità si trovano nella sofferenza dei più poveri:loro sanno ciò che succede nel mondo, la loro intuizione rivela la visione di Dio sugli uomini. La vera autorità si trova nelle mani del popolo oppresso. Chi vuole vivere nella verità deve vivere in comunione con i poveri o ascoltare il racconto della loro vita. Chi con la propria vita soffoca la voce dei più poveri non può vivere nella verità...(Karel Staes).

Che tipo di 'filtri' i nostri occhi stanno usando?
Quali i 'giganti' delle nostre paure?
Qual è il luogo che abbiamo scelto per 'leggere' il mondo?

 

2. Fedeli alla realtà

2.1 Lettura teologico-contemplativa

 ... «La prospettiva del Regno non rimanda alla presenza di Dio dentro una storia indeterminata, bensì dentro una storia qualificata dal bisogno e dalla sofferenza, dalla fame e dalle sete di giustizia. Sono i poveri ad evangelizzare la Chiesa, e richiamare la sua attenzione ai luoghi e alla presenza di Dio...è quindi la storia della sofferenza umana in quanto tale il luogo teologico per eccellenza perché Dio vi abita e lì i puri di cuore vedono Dio» ...(Ruggieri).

Mettersi al servizio della Nuova Realtà Trasformata implica uno sguardo contemplativo, cioè ri-conoscente sulla realtà stessa, attraversata da sempre da una Presenza che è già 'missione'. Un atteggiamento 'mistico', che scaturisce come risposta ad un appello che precede ogni strategia o tentativo di 'colonizzare' il vangelo o di addomesticarlo per renderlo assimilabile dal sistema.

... «In tempi di omologazione diffusa occorre ricordare che la lotta contro l'idolatria esige uno sforzo rinnovato di interiorità, di costruzione di una cultura dell'interiorità, perché l'idolatria oggi passa attraverso la colonizzazione dell'interiorità e tende a chiudere gli spazi dell'interiorità grazie ai quali soltanto possono sorgere novità» ...(E. Bianchi)

Senza un atteggiamento contemplativo sembra difficile dialogare col futuro della missione e con la missione del futuro. Si corre il rischio di smarrire il cuore dell'annuncio.

2.2 Segni dei tempi

Il Regno, queste nuove relazioni trasformate e trasformanti, questa Nuova Realtà, è già in mezzo alle nostre fragili e incoerenti storie personali e collettive. Sono i profeti, disperatamente coinvolti col cuore appassionato di Dio, che ne diventano come l'eco e l'umana traduzione. La lettura dei 'segni dei tempi', raccomandata dal Vaticano secondo (GS 4,11; PO 9...), è parte integrante del ministero profetico della Chiesa e come tale affidato e donato a tutti i cristiani e non solo ad essi. Esso si radica nell'esperienza di sequela e particolarmente del mistero pasquale che va colto oggi nella frammentarietà ed ambiguità della storia quotidiana.

... «una volta incarnato nel mondo Dio non lo ha lasciato più. La risurrezione di Cristo è il segno della definitiva presenza di Dio nella storia. Risuscitando Gesù, Dio ha preso posizione per gli ultimi e i peccatori: ora essi hanno un futuro, questa è la nostra interpretazione della speranza» ...(Boff).
Compito dei profeti è il contributo per trascrivere un'altra storia, un altro vangelo. Non saranno semplici profeti di sventura e neppure 'notai' della storia, ossia del sistema dominante. La lettura/rilettura della storia, col 'filtro' pasquale, implica una particolare 'dimestichezza' dello sguardo di Dio, fino a giungere ad una sua commovente immedesimazione. Di questo i profeti 'classici' sono i testimoni (Ger.1,10).

... «Passione significa che Dio non è mai neutrale, mai oltre il bene e il male. Egli è sempre parziale nella sua giustizia... è una caratteristica teologica che significa che Dio essendo coinvolto nella storia è intimamente coinvolto e segnato dagli eventi» ...(Heshel).
Dove sta passando Dio oggi, dove la sua vulnerabilità si trova ferita e quali le conseguenze per Lui ed il suo popolo, quello dei sofferenti, di questo 'esporsi'... ecco in cosa si dovrebbe cimentare una lettura dei segni dei tempi che 'sposi' la realtà come 'luogo teologico' (Garcìa Maestro).

La lettura dei segni dei tempi assume il rischio di ridefinire la realtà non in termini di convenienza, sopravvivenza o giustificazione dell'esistente, ma in virtù di un giudizio di misericordia dentro le mediazioni della storia. Per discernere il senso della 'crisi' che ci attraversa, è necessario prima di tutto evitare di affrettarsi a trovare delle 'risposte'.
.... «le risposte sono un andare fuori, non sono ciò per cui siamo qui... solo quando guardiamo alle domande apriamo la porta alla trasformazione. Nelle risposte si tende ad 'ingessare' la realtà e ciò non aiuta la trasformazione. Le risposte rischiano di manipolare gli eventi per evitare di cambiare» ...(Rohr).

Il profeta biblico crede che anche nella 'nuova' situazione di crisi, le 'antiche' risposte dell'Alleanza con Dio continuino ad essere valide, esse hanno qualcosa da dire alla presente crisi (Brueggemann). Non dissimile da questo schema è stato il servizio profetico di Gesù, il quale aiutò il suo popolo a 'leggere' la profonda crisi del momento storico alla luce dell'urgenza del Regno (cioè della Nuova Alleanza), e a chiamare il popolo a scelte radicali, ad opzioni di fondo (Mc.1,14-15;Lc.11,29-32).

... «Quando affermiamo che Cristo è verità, ecco ciò che significa: Cristo dà nomi nuovi alla realtà, secondo quanto la realtà è... onestamente» ...(Rohr).

Rivendicare la libertà da ogni forma di idolatria è la maggiore ragione d'essere dei profeti. Essi cercano la sete e non si svendono ai venditori di bevande. Sono i mistici della storia. Rischiano sull'Assoluto. L'invisibile smaschera il visibile e accade anche il contrario. L'altro incoraggia l'uno ed entrambi ne escono rafforzati o indeboliti a seconda dei casi. Possono anche smentirsi a vicenda. La religione è una delle possibili traduzioni della spiritualità. Essa appare a volte come una 'sponda' forse necessaria che non dovrebbe mai diventare muro di cinta. Ricorda di essere come un invito a balbettare l'indicibile. Come un legame che non si dovrebbe mutare in cella.

2.3 Conflitti di interpretazione

... «In effetti, la collera di Dio si rivela dall'alto contro ogni forma di empietà ed ingiustizia degli uomini, che tengono la verità schiava dell'ingiustizia» ...(Rom.1,18). Parlare del Regno significa anche ricordare l'antiregno, cioè forze e sistemi che con la complicità diretta o indiretta di singoli o gruppi contrastano il progetto di vita col sistema di morte. Nella parabola dei commensali l'opposizione all'invito del regno si esprime tramite la seduzione del sistema di possesso e dominazione. Le scuse presentate dagli invitati sembrano plausibili, qualificate, ragionevoli e giustificate... il termine 'possesso' potrebbe qualificare le varie risposte all'invito. (Lc.14,15-24)

... «Nella storia esiste il vero Dio (di vita), la sua mediazione (il Regno) e il suo mediatore (Gesù)... ed esistono gli idoli (di morte), le loro mediazioni (l'antiregno) e i suoi mediatori (gli oppressori). La difesa del vero Dio si conduce in situazioni di conflitto e quindi implica la lotta» ...(Sobrino).

Una spiritualità marginale non potrà caratterizzarsi per la sua 'irenicità'..., se nella realtà esiste, esattamente come in noi stessi, una certa dualità, sarà inevitabile assumere una dimensione di conflitto col sistema di dominio, peraltro insita nella sequela stessa del vangelo (Mc.10,29-30).

... «Annunciare non è solo affermare la verità di Dio ma smascherare le menzogne con cui si opprime questa verità» ...(Sobrino). Come pure problematico appare, in questo contesto, il tentativo di tradurre l'opzione per i poveri in 'scelta preferenziale e non esclusiva per i poveri', intesa spesso come scelta di tipo pastorale e non invece come luogo privilegiato per giudicare la realtà ed il vangelo (luogo ermeneutico).
Si tratta, a volte, di strategie che sembrano più volte ad 'anestetizzare' la carica sovversiva del vangelo. Ribadiamo invece la 'parzialità' con cui Dio ha voluto farsi conoscere ed operare. Prima e per essere un 'Regno per tutti', dev'essere, senza ambiguità, il regno dei senza storia, dei senza volto, dei messi da parte, degli esclusi, degli inutili.

... «Il cristianesimo, definito da questo 'tipo' di Cristo, non riguarda qualcuno crocifisso che parla di morte in generale... la fede in questo Gesù riguarda un fondatore che ha lottato e ha sofferto la crocifissione come esecuzione da parte di un potere imperiale... abbracciare e amare il Dio giustiziato significa resistere all'impero. Essere discepolo del Cristo giustiziato significa avventurarsi per una strada che non lascia nessuno spazio al sistema di dominio... significa stare dalla parte della parte sofferente dell'impero» ...(Taylor).

C'è dunque un conflitto di simboli, di interpretazioni e in ultima analisi di lealtà: chi o cosa costituisce il senso e la trama della vita, dove si trova il nostro cuore e dove il 'cuore' del nostro tempo. Spesso, per disattenzione o semplicemente per ignavia, ci sfuggono le strategie e i sistemi di uso dell'antiregno il cui scopo è perpetuarsi o estendere il suo dominio.

Il peggior servizio di una religione sarebbe la proposta dell' illusione di risposta definitiva e pacificante. Sarebbe come la 'pax romana'. La pace dell'oppressione e delle Legioni e della propaganda imperiale. La religione non dovrebbe pacificare le coscienze. Semmai dovrebbe studiare come mantenerle inquiete. Ma è il consumismo che porta avanti con relativo successo l'operazione migliore. Un'opera di contrabbando. Vende merci in cambio di infinito. Commercia pacificazioni quantitative sui desideri. In cambio chiede solo la rielezione quotidiana nei centri commerciali o nel sistema economico. Guai alle religioni o alle spiritualità che svendono o mistificano le inquietudini.

Possiamo identificare alcuni dei nostri 'idoli'?
Quali le domande che abbiamo soffocato o mistificato?
Quali situazioni di 'conflitto ' abbiamo vissuto a causa dell'impegno per il Regno?

 

3. Il coraggio dell'impotenza

3.1 Dalla debolezza e situazioni perdute

... «Il Cristo ci aiuta, non grazie alla sua onnipotenza ma in virtù della sua debolezza e sofferenza. Solo un Dio che soffre può aiutare. Ciò è il rovesciamento di ciò che una persona religiosa si aspetta da Dio» ...(Bonhoeffer)

Capiamo le resistenze di Pietro e degli altri amici all'annuncio della passione e della croce, infamia e misura deterrente, oltre che punitiva, per chi sfidava la lettura ufficiale della realtà (Mc.15,39).
Paolo sviluppa e porta alle ultime conseguenze questa intuizione. Pone quelli che non contano e i senza potere come coloro che permettono al Regno, alla Nuova Realtà Trasformata, di manifestarsi in pienezza e con la stessa logica della croce.

... «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono'...(1Cor.1,26-28).

Ciò che la tradizione esegetica ha chiamato 'tentazioni' di Gesù, può essere letto come la quotidiana sfida che ha dovuto affrontare per rispondere al tipo di POTERE che era chiamato ad usare per tradurre in un sistema violento la novità di una realtà fondata e condotta con logiche alternative e destabilizzanti. Se dal di fuori e con 'potenza', oppure dal di dentro e nella debolezza.
Se usare i segni del potere oppure il 'potere dei segni' (Tonino Bello). La forma e i mezzi con cui si porta avanti questa missione sono discriminanti sul contenuto dell'annuncio stesso.

La scommessa storica della risurrezione, è il segno che solo passando attraverso questo tipo di cammino, coincidente con la sconfitta della croce, si trasforma il dramma umano in storia di salvezza, ossia di vita, per tutti. Questa è l'esperienza del martirio e di tanti perseguitati per causa del Regno di cui essi sono come lo strumento. Ogni altra certezza o metodo che in contraddizione con questa 'debolezza', rischia fatalmente di trasformarsi in tradimento o 'scandalo', cioè 'inciampo' perché acora espresssione dell'antico sistema di dominazione che il Cristo ha sfidato.

... «Il potere di Dio come grazia tra gli esclusi richiama l'idea che un qualche potere di trasformazione è emerso dalla povertà, l'abbandono e la solitudine di Cristo che si ritrova nei poveri, abbandonati e soli» ...(Taylor).

3.2 Marginalità non virtuale

Passare dall'essere importanti ad essere 'marginali'. Potrebbe essere un interessante passo da compiere oggi, nella missione. La marginalità potrebbe essere una delle dimensioni permanenti della nostra visione del mondo. Anzitutto nello scegliere il LUOGO da dove leggere il mondo e dove vivere il rapporto con la realtà. Ma anche come luogo spirituale, particolarmente vicino a quello del giudeo 'marginale', Gesù di Nazareth, contadino marginale, che ha vissuto in una terra marginale e con gente marginale (Meier).

Stare ai margini, sui confini, dove le frontiere non sono sempre ben delimitate, e dove spesso si operano azioni illegali di commercio, può essere una scelta 'pericolosa' perché conduce fatalmente chi la opera a una crescente marginalizzazione. Stare al fianco dei marginali, senza potere, senza voce e senza volto, implica non sapere fino a dove potrà condurre il 'margine'.
Chi conduce queste scelte diventerà 'ostaggio' dei marginali e sarà attraverso di loro che potremo sperare di gustare un anticipo di questa Nuova Realtà Trasformata che chiamiamo regno.

Rileggere la storia e il vangelo dai margini si rivela essere un processo di purificazione e di trasformazione. Essere onesti e fedeli alla realtà è un processo di apprendimento critico nel quale i perdenti diventano i maestri. Accettare di vivere ai margini implica anche l'accettazione misericordiosa dei propri 'margini' e vulnerabilità.

3.3 Terre sacre. La missione prima della missione

Contemplare significa arrendersi (sotto-missione) alla missione di Dio o cadere nell'errore dell'attivismo che in ultimo condice alla di-missione. Per contro un atteggiamento 'mistico' alla missione trasforma gli agenti della missione in 'cospiratori', cioè quanti possiedono lo stesso 'soffio' di Cristo. Coloro che condividono il respiro di Dio che dà vita anche alle ossa rinsecchite della storia umana. La missione è il respiro di Cristo. La missione diventa allora trans-missione del vangelo.

... «Sentiamo spesso dire che i missionari sono mandati a fare, ad operare efficacemente, ad aiutare, a cambiare, a portare qualcosa... ma l'enfasi oggi è posta piuttosto sul missionario che è mandato ad aprire i propri occhi in modo da scoprire, con coloro presso i quali è stato mandato, le meraviglie della presenza di Dio, le tracce della Parola... scoprire con maggiore chiarezza i sentieri di Dio nella storia» ...(Bellagamba). Più apprendisti che maestri, più ascoltatori che parolai, più minatori che venditori di semi, più testimoni che protagonisti.

... «Il mandato della Chiesa non è 'far cose', ma la proposta di percepire il mondo in altro modo. Gesù fa una netta distinzione tra se stesso e la salvezza che viene dal sistema del mondo» ...(Brueggemann).

Chiave di tutto è la consapevolezza dell'essere mandati, che aiuta a mantenersi desti e aperti alle novità dei tempi. Colui che ricorda di essere inviato ricorda pure che chi lo ha mandato non si è mai 'istituzionalizzato' o lasciato manipolare. Questa è la dimensione 'nomade' di Dio che in Cristo si rivela con la libertà come rifiuto di lasciarsi manipolare dal potere di turno. Il Suo nome non ha voluto essere inteso come garanzia di 'vittoria'.

... «Lo spirito di itineranza... essere radicati deve cambiare nell'essere senza radici, essere stagnanti deve cambiare nell'essere in movimento, essere stabili deve cambiare nell'itineranza, andare in un luogo e non tornare indietro, essere in cammino la maggior parte del tempo.. .è una spiritualità centrata in Dio, che guida a Dio, nutrita da Dio» ...(Bellagamba).

.Quali sono le nostre 'sicurezze' e quali le nostre domande?
.Come educarsi alla 'contemplazione' nel quotidiano?
.Quali i nostri rapporti con i 'marginali'? Chi e dove sono oggi e qui?

 

4. Immaginazione profetica

4.1 La nuova realtà del Regno

Il biblista Walter Wink smaschera con acutezza la 'spiritualità' del Sistema di Dominazione. Che si giustifica deputandosi garante di 'pace e sicurezza'. Il rovesciamento invece si chiama 'Nuova Realtà'. Si permette di dichiarare definitivamente terminata la supremazia del Sistema. Chi fino allora esisteva poco o saltuariamente ha in mano ora il destino del mondo. Basterebbe rileggere in questa prospettiva l'assurdità delle beatitudini in Matteo o Luca. Beati i miti perché possederanno la terra. Oppure rivisitare il cantico di Maria per capire da che parte si muove la storia. A partire dagli inutili si cambia il mondo. La Grande Trasformazione porta il loro volto. Ed il loro sangue.

... «Noi non siamo guaritori, non siamo riconciliatori, non siamo donatori di vita. Noi siamo peccatori, fragili e vulnerabili persone che hanno bisogno della stessa attenzione e aiuto degli altri. Il mistero del nostro servizio è che noi siamo stati scelti per mettere i nostri limiti e il nostro limitato amore come illimitata e incondizionata via all'amore di Dio» ...(Nouwen).

Fermenti nuovi, frammenti di speranza, bagliori di futuro... in questa fragile trama la nuova realtà trasformata si rivela come segno di umanità possibile. Solo accade l'inaudito quando non si tradisce l'impotenza della debolezza. Il regno si riveste di umano e l'umano si tinge di trasfigurazione.

... »Oggi il Signore vi darà qualcosa di nuovo. Tutto ciò che vi è chiesto è di... aver fame, e il Signore vi donerà ciò di cui avete bisogno. Otteniamo solo ciò che desideriamo di Lui. Quando abbiamo orecchie e nuove per ascoltare, il Signore può dirvi una parola nuova. Se non aspettate nulla di nuovo o di più da Dio, siamo simili a non credenti. In questo momento il Signore vuole dirci qualcosa di nuovo» ...(Rohr).

Siamo, o dovremmo essere 'gente di passaggio' e le nostre comunità luogo di ristoro per viandanti e gli esuli che siamo. Sfide ed incertezze sono parte dei nuovi scenari che accompagnano la nostra storia, in essa la fragilità si è fatta tanto umana che solo Dio poteva rischiarla. Ha scelto di abitare in questa contradditoria realtà per trasformarla con nuove realazioni liberate dal dominio. Ai salici di quelle terre appendiamo le nostre cetre (Sal.136). Imparando a cantare i canti di una terra straniera.
Esodo e esilio vanno insieme. La fedeltà alla Parola ed all'Alleanza hanno permesso al popolo di sopravvivere nella fede e di leggere profeticamente gli avvenimenti della storia.

... «è la stessa Parola di Dio a denunciare senza ambiguità le ingiustizie e promuovere la solidarietà e l'uguaglianza. Alla luce delle parole del Signore riconosciamo dunque i 'segni dei tempi' presenti nella storia, non rifuggiamo l'impegno per in favore di quanti soffrono e sono vittime dell'egoismo...l'impegno per la giustizia e la trasformazione del mondo è costitutivo dell'evangelizzazione» ...(Verbum Domini 100).

All'inizio di tutto c'è lui. L'ascolto, il primo dei comandamenti e la porta d'ingresso al mistero. Non ci sarà trasformazione senza una nuova lettura della Parola o senza occhi nuovi con cui lasciarsi leggere da questa (Deut.6,4-8). ... «Bisogna anzitutto tacere, a lungo. Ascoltare il clamore delle 'cose' non dette, nascoste, soffocate, represse, deformate... lasciarsi trafiggere. Un calvario da condividere come una tavola, preparata per tutti, dove la speranza impara, giorno per giorno, a nutrirsi di quelle 'cose' che succedono» ...(Trappisti a Tiberine, uccisi).

 

La Scrittura va letta senza condizioni... «se usiamo le Scritture come scusa per non esplorare e fare tesoro delle nostre esperienze, allora corriamo il rischio di non capire la presenza e l'azione di Dio nella nostra vita. Le Scritture non sono mai una violenza sugli eventi o le esperienze, ma un aiuto per dare ad esse significato e luce. La ri-immaginazione di Cristo deve iniziare dalle Scritture... offrono la base, le parole e le immagini a questo processo» ...(Haughey).

4.2 Provocazioni dallo Spirito

... «Lo Spirito è il vento che non lascia dormire la polvere» ...(Turoldo). Rischiare, nello Spirito, di discernere in tempo di crisi un sentiero di speranza, è un processo comunitario la cui latitanza potrebbe avere pesanti conseguenze sul processo di trasformazione della realtà. Dovremmo provare ad identificare alcuni ambiti o segni di particolare significanza per noi oggi. Sono possibili pro-vocazioni dello Spirito del nostro tempo:

4.2.1 Alterità
La rinnovata e destabilizzante percezione dell'alterità, a livello sociale, politico, religioso, di genere, culturale... Per l'occidente si tratta di una frontiera particolarmente impegnativa, dopo secoli di mono-polarismo, di cui le avventure imperiali sono state l'esemplificazione assoluta.
... «Per molto tempo, troppo, l'altro/a è stato pensato e riprodotto ad immagine e somiglianza del modello occidentale, teologia compresa» ...(Mugambi).

Assieme al tema dell'alterità si dipana quello delle identità e dunque delle relazioni. I rintocchi lontani delle campane che suonano il tempo della fine per visioni moniste e individualiste della persona. All'inizio di tutto c'è una relazione che ci precede.

... «Prima ancora di acquisire un 'io', io sono un essere che è stato toccato, spostato, nutrito, cambiato, messo a dormire, costituito come oggetto e soggetto di parole...sono segni di un altro/a, ma sono anche tracce da cui un 'io' emergerà» ...(Butler).

4.2.2 Genere
Il cambiamento di paradigma non può non avvalersi della prospettiva che il femminile implica sul mondo. L'accresciuta visibilità pubblica delle donne, indizio da prendere con attenzione, può non rappresentare ancora la radicale novità di interpretazione del mondo. Sono le categorie portanti del sistema di dominazione che vanno smantellate per lasciare il posto a valori ed atteggiamenti centrati sulla 'cura' e su visioni del mondo inclusive e riumanizzate. Elena Pulcini parla del 'potere di unire', come particolare caratteristica e contributo del femminile nella politica e nella società.
E' nel paradigma del dono ...'come modalità umana per tutti, che possiamo anche liberare gli uomini
e l'intera società dalla sala degli specchi del paradigma dello scambio...dobbiamo capire che la madre è per-donante e che sia gli uomini che le donne possono esserlo'...(Vaugham).

4.2.3 A sud del futuro
Il progressivo spostamento geo-politico, demografico, culturale, religioso verso il SUD del mondo è un altro segno da collegare ai precedenti. I movimenti indigeni e più in generale la resistenza, nelle sue varie forme, al 'pensiero unico' del neo-liberalismo, raccontano la stessa storia di resistenza e dunque di futuro aperto alle incertezze della speranza.

... «Ci sono linguaggi attorno a noi. Nuove lingue appena percettibili, altre con strani suoni. Per essere fedeli al Signore i cristiani dovrebbero aumentare la propria capacità di interpretare queste lingue. Potrebbe essere il Signore che ci parla riguardo a se stesso o per la nostra missione» ...(Haughey)

In questa prospettiva vanno inseriti i movimenti migratori, i tentativi di 'addomesticarli' e renderli funzionali al 'Centro', le politiche di 'cacce all'uomo', che hanno da sempre accompagnato il camminare storico. Essi, identificati come 'un segno dei tempi', rivelano molto sul tipo di sistema che altrimenti rischierebbe di vedersi confinato negli schermi televisivi o nei sistemi di controllo, magari tramite i campi di detenzione che costellano l'Europa e in Nord Africa(Migreurop).

4.2.4 Contraddizioni
Il grido, spesso silenzioso, di coloro che pagano sulla loro pelle le conseguenze del sistema
di dominazione. Milioni di persone condannate a morire di stenti, fame, malattie, guerre soprattutto per avere 'monetizzato' la povertà. Vero decreto di condanna per chi assumeva la povertà 'conviviale' come stile di vita (Illich, Rahnema). Tutto ciò è stato gradualmente distrutto e sostituito dalle agenzie umanitarie che contribuiscono a produrre povertà. Il tema dei rifugiati, di tutto ciò, appare come drammatica semplificazione. Impossibile continuare a giustificare le spese militari, non casualmente condotte quasi totalmente dai paesi più economicamente potenti, se non in una visione imperialista della storia, ancora divisa tra dominatori e dominati.

I campi di concentramento e le nuove sofisticate edizioni di ciò esprimono la menzogna assoluta. Anch'essi, prima di diventare visibili muri nascono nella mente e nelle relazioni tradite. Non esisterebbero i Centri di Identificazione ed Espulsione e neppure il programma chiamato Frontex. Il controllo delle Frontiere Esteriori non reggerebbe se non avessero già avuto luogo i controlli sulle frontiere interiori. Quelle dello spirito e quelle sulla carne. Lo ricorda bene Foucault smascherando i processi di disciplinamento dei corpi. Si crede poco alla forza della verità e dello spirito così bene spiegata da Gandhi e la tradizione Indù. Non ci sarà nessun smantellamento dei campi senza la contemporanea adesione ad un mondo altro.

Prendere posizione su questo sistema dovrebbe poter diventare materia per una fede 'confessante', come proposto dalle Chiese Protestanti riunite ad Accra nel 2004.

4.3 Sovvertire la realtà, ossia la trasformazione possibile

Decolonizzare il pensiero dominante è un processo essenzialmente spirituale. Se è vero che l'attuale sistema di dominazione ha la sua 'spiritualità', ossia il proprio mondo interiore autogenerante morte, una visione alternativa non potrà che rifondare una spiritualità alternativa. Ogni tentativo che non prenda in considerazione questa dimensione di 'interiorità' dei sistemi di dominazione è destinata fatalmente a ripetere la stessa logica violenta. Dissentire, o meglio, sov-vertire questo sistema implica la riappropriazione di una spiritualità integrale e dunque aperta al cambiamento e allo stesso tempo un'azione di trasformazione sociale.

La sovversione è anzitutto a livello di immaginario e dunque di simboli. In questo ambito non è pensabile immaginare IL cambiamento ma si tratterebbe piuttosto di ricreare e favorire percorsi alternativi di pensiero e di prassi. Decolonizzati perché immaginati a partire da volti e storie di sofferenza e di tentativi di 'ascolto' trasformante di questa realtà. No dunque AL cambiamento e sì invece AI quotidiani e fragili cambiamenti che da rivoli si raccolgono in torrenti di novità vissuta.

Chi si riconosce in una esperienza di fede potrà avvalersi della consapevolezza accresciuta dell'azione dello Spirito, che stimola e rinnova i tempi e le visioni. Ed è altresì consapevole che nessun cambiamento sarà mai possibile senza una certa adesione allo scandalo del vuoto. è dalla 'Kenosi', dallo spogliamento (anche dei propri progetti di cambiamento) e sostanzialmente dalle 'sconfitte' che appare il segno di una realtà trasfigurata, cioè riumanizzata.

Questi processi non potranno prescindere dalla politica. Essa, come tentativo di accogliere e 'lenire' le sofferenze delle persone, si situa a pieno titolo come dimensione essenziale di ogni processo di trasformazione che si voglia 'incarnata', nel tempo e nello spazio. Politica dunque come riconoscimento o creazione di spazi umanizzati e umanizzanti, di aree seppur provvisoriamente 'liberate' dal dominio del possesso e della divisione.

L'ultima parola spetta di diritto al sofferente. La politica ha senso a partire da ciò. Il tradimento di questo grido coincide col tradimento della politica. La crisi della politica è crisi di ascolto e di fine. Il fine deve essere onesto, nobile e grande diceva don Milani. Il fatto che la strategia e l'etica capitalista abbiano trovato sbocco naturale nel liberalismo ne rappresenta il fallimento più grande.

Esso ha potuto perpetrarsi tra assenze e complicità di chi avrebbe dovuto reagire. Il capitalismo è nato 'senza cuore'. Pasolini faceva risaltare bene questo tradimento accennando alle periferie urbane ed allo stravolgimento antropologico delle culture contadine. Bene ha riassunto ciò l'amico Tanzarella in un recente incontro celebrato a Roma. A lui sembra che sia passata l'etica del...'diritto di abbandono dell'altro al suo destino'...! è l'idea di Caino. Simbolo dei simboli di questa logica respingimentista. Sono forse io il custode di mio fratello? La bibbia ebraica si riassume in questa domanda. Probabilmente anche la civiltà umana.

I respingimenti iniziano sulla terraferma dell'irresponsabilità e terminano nel Mediterraneo. Spesso continuano nelle varie Libie dell'altra sponda ed accanto a noi. Su questo preciso versante la Chiesa e le religioni giocano la loro credibilità. Tanto quanto il grido dell'oppresso troverà ambiti e luoghi di ospitalità. La Grande Trasformazione passa attraverso il grido e le lacrime di dolore.

Come gestiamo il 'potere' che possediamo?
Come consideriamo l'impegno politico?
Cosa significa per noi 'decolonizzare' gli occhi?

 

Conclusione

Con gli occhi bagnati di risurrezione

Non servono occhi innocenti ma occhi bagnati di tenerezza e di compassione. Occhi bagnati di risurrezione e dunque con i segni ancora evidenti delle sconfitte patite. è questo il significato delle stigmate di Francesco quando compone il Cantico delle Creature. Riproducono quelle di Cristo. Apparendo ai discepoli chiusi alla novità indicò la traccia delle ferite nel corpo pieno di gloria. Ma non per questo scompaiono le tracce delle sconfitte. Solo assumono un altro spessore ed un'altra identità. è dunque con gli occhi feriti che si guarda il mondo e da esso si è 's-guardati'.

Rigenerare il mondo è possibile solo quando si impara a guardarlo dai perdenti. La marginalità come dimensione insostituibile del processo di riconversione. Assieme alla vulnerabilità del grembo materno che di ogni miracolo diventa metafora. Da dove guardare il mondo implica anche la domanda sulla consistenza dello sguardo. Imparare a 's-guardare' significa essenzialmente 'desapprender lo apprendido'come ricorda Borges. Disimparare ciò che si riteneva acquisito.



Il pianto dei poveri
è acqua chiara,
che pulisce i nostri trucchi,
lasciamo che la maschera cada.

Gli occhi dei poveri
sono come due specchi,
non dobbiamo avere paura
di vederci in loro

(Julia Esquivel)




Mauro Armanino, Genova Vigne, novembre 2010


Postilla con citazioni

La menzogna
... la menzogna è la distruzione e l'ostitlità nei confronti del reale ...(Bonhoeffer)

Nascondimento
... ogni religione che non afferma che Dio è nascosto non è vera' ...(Pascal)

Non disponibile
... in Gesù Dio non interrompe il suo nascondimento, muove incontro all'uomo come l'altro non disponibile... gli si nasconde nella consistenza della storia umana... in Gesù Dio rifiuta la soddisfazione sia delle aspettative tribali che delle perplessità filosofiche... Dio insegna all'uomo a procedere senza di Lui... rifiuta di obbedire ai fischi dell'uomo ...(Cox)

Dei e città
... questo è proprio delle città terrene: adorare Dio o gli dei allo scopo di conseguire vittorie col loro aiuto e di godere della pace terrena, non per amore del bene, ma per passione di dominare. I buoni usano del mondo per godere Dio; i cattivi tendono ad usare Dio per godere del mondo ...(Agostino)

Il vuoto
... chiamo un amico: è un brillio di ginestre/il suo sorriso/che non vedo. La prossima volta glielo dico: il più grande dono che Dio mi ha fatto è questo vuoto. Non lo devo capire. Ci devo entrare, lo devo toccare/vivere/assorbire/devo esserlo. Io ...(Francesca)

Il Dio che lasci
... il Dio che trovi, occupandoti del povero, è più sicuro di quello che lasci ...(Eckart)

Risuscitare
...se non si resuscita prima, mentre si è ancora in vita, morendo non si resuscita più ...(apocrifo di Filippo)

Dare a luce
...che cosa conta per me se Maria ha dato a luce Gesù alcuni secoli fa e io non do alla luce il figlio di Dio nel mio tempo e nella mia cultura? Dobbiamo tutti essere madri di Dio. Dio ha sempre bisogno di nascere ... (Eckart)

Nel buio
... Dio è presente nelle ferite. è molto più presente nelle tenebre che nelle luci. è più vicino in tempi di desolazione che di consolazione. Quindi il consiglio è: state col buio. Attraversatelo. Non scappate ...(Johnston)

Camminare
... cammina nell'uomo e arriverai a Dio ...(Agostino)

Preghiera
... la preghiera è, dopo tutto, qualcosa di pericoloso. Perché tutto il beneficio che si ottiene è quello di crescere nella vicinanza di Dio e questo comporta una parte di rischio: la possibilità di cambiare. Nella preghiera apriamo noi stessi alla possibilità che Dio possa fare qualcosa con noi che neppure pensavamo ...(Griffin)

Niente
... vai dove non sei nulla ...(Monet)

Mercenari
... non pregare con una mente mercenaria, aspettando sempre una ricompensa ...(Caulfield)

Ricchezza
... vi fa ricchi dalla sua povertà ...(2Cor.8,9) ...non ha detto... ricchi dalla sua ricchezza, sebbene questo sia il nostro modo di pensare ...(Caulfield)

Desideri
... Una vita o è tutta spirituale o non lo è affatto. Non si possono servire due maestri... la tua vita prende la forma dal fine che gli dai. Sei fatto ad immagine di ciò che desideri... (Merton)

L'inizio
... il regno di Dio è pericoloso. Devi entrare in esso e non semplicemente cercare informazioni al riguardo... il giorno che Dio è assente, che è silenzioso... questo è l'inizio della preghiera ...(Bloom)

Speranza
... la mia speranza è in ciò che gli occhi non hanno mai visto. Per questo non credo in soddisfazioni visibili. La mia speranza è in ciò che il cuore dell'uomo non può percepire. Per questo non credo a ciò che sente il mio cuore. La mia speranza è in ciò che le mani dell'uomo non hanno mai toccato. Per questo non credo a ciò che le mie dita possono afferrare. Fammi credere nella tua misericordia e non in me stesso...(Merton)

 
 

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