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La Chiesa in Africa, in attesa del prossimo Sinodo dei vescovi

di Maria Chiara Rioli

Numerosi interrogativi e centralit�della presenza di donne e uomini africani. Con questi tratti pu� essere riassunta la giornata di studi dedicata al tema de La Chiesa e le sfide della societ�africana. Prospettive per il secondo Sinodo africano, svoltasi il 13 maggio scorso presso lUniversit�cattolica belga di Louvain-La-Neuve. Lincontro �stato unoccasione per una riflessione capace di muoversi sul crinale del gi� attraverso unattenta analisi delle questioni aperte col primo Sinodo dei vescovi africani nel 1994, e, al tempo stesso, affacciarsi sul non ancora, delle piste che si aprono in vista del Sinodo dellottobre 2009. La prossima sar�infatti unAssemblea speciale per lAfrica che, come chiariscono i Lineamenta, presentati il 27 giugno 2006, affronter�temi delicati e cruciali per il continente africano (e non unicamente): la seria interrogazione sul ruolo della Chiesa rispetto alle problematiche della pace, della giustizia e della riconciliazione[1].

Temi che, nel contesto africano con maggior forza che altrove, sono innanzitutto drammatici interrogativi quotidiani con cui le Chiese sono chiamate a confrontarsi. E che in Africa trovano alcuni degli scenari di maggior contraddizione e difficolt� ma anche numerosi tra i tentativi di risposta pi vivaci e densi di insegnamenti per le Chiese dEuropa e non solo.

 

Se uno scarto tra la base e i vertici ecclesiastici si va spesso evidenziando nelle azioni a favore della riconciliazione[2], una riflessione intorno a una Chiesa al servizio della giustizia e della pace, con uno sguardo che include il continente africano, ha mosso alcuni passi negli ultimi decenni negli obiettivi dellagenda vaticana, attraverso lazione delle Commissioni Giustizia e Pace, istituite da Paolo VI, e gli spunti emersi nella Assemblea speciale per lAfrica del Sinodo dei vescovi del 1994 e nei documenti preparatori al Sinodo del 2009[3].

Le origini di queste riflessioni affondano nei decenni che precedono e preparano il primo Sinodo del 1994, in cui i Padri sinodali scelgono come idea-guida per levangelizzazione dellAfrica quella di Chiesa come Famiglia di Dio[4]. Il radicamento nella formazione del Sinodo africano di una seria interrogazione delle idee di giustizia, pace e riconciliazione �ricordata da Ren�Luneau, padre domenicano, a lungo docente presso lInstitut Catholique di Parigi e ricercatore per il CNRS francese, grande conoscitore del cristianesimo africano: spiega Luneau come nel gennaio 1969, la prima assemblea del Simposio delle Conferenze Episcopali dAfrica e Madagascar (SCEAM) che si teneva a Kampala (Uganda) aveva pubblicato una dichiarazione dedicata alla pace e alla giustizia. Nel 1978, la stessa Assemblea vi ritornava in un lungo testo intitolato Giustizia e pace in Africa e nel corso degli anni seguenti continuava la riflessione pubblicando nel 1981 Giustizia ed evangelizzazione in Africa e nel 1984 La Chiesa e la promozione umana in Africa oggi. Durante il Sinodo stesso, pi di quaranta vescovi dedicavano il centro del loro intervento alla giustizia e alla pace. Delle 64 proposizioni espresse dai Padri sinodali, 12 riguardarono questi temi. Nella sua esortazione apostolica Ecclesia in Africa, Giovanni Paolo II ne riassunse il cuore. Una riflessione profonda, ma lontana dallessere giunta a una conclusione rispetto a nuove e antiche complessit�e tragedie, di fronte alle quali Luneau riconosce la tentazione, anche in ambito ecclesiale, di cedere a un afropessimismo, dimenticando le ricchezze e le capacit�umane africane, che non si trovano in regioni che si sono addormentate come Europa e Stati Uniti. Energie che il prossimo Sinodo �chiamato ad accogliere e ascoltare: �cruciale coinvolgere ricercatori africani competenti in diversi ambiti: dalleconomia alla politica, dalla storia alla sociologia e alla demografia. Bisogna aprire le porte del Sinodo per avere punti di vista di esperti africani e per dar voce al laicato cattolico prima e nel corso dei lavori, che altrimenti sono destinati a restare un circolo chiuso, afferma Luneau. Una proposizione che si lega allinterrogazione sulla conoscenza pubblica dei lavori del Sinodo e su quanto le singole diocesi stiano realmente preparandosi a esso.

 

Non mancano le delusioni e gli impegni traditi nel primo Sinodo, cos�come i rischi e le contraddizioni che aprono il secondo. Ignace Ndongala, sacerdote della diocesi della capitale congolese Kinshasa e coordinatore a Bruxelles del Gruppo di Ricerca Interdisciplinare sullInculturazione del Cristianesimo in Africa, li evidenza con precisione: lAssemblea del 1994 tace su alcune tra le questioni pi vive, fra cui il tema del celibato ecclesiastico, del ministero femminile e di una seria riflessione sul matrimonio e su questioni demografiche. La possibilit�di un codice di diritto canonico africano non appare nellesortazione apostolica post-sinodale. Anche il tema di una liturgia propriamente africana fatica ad essere affrontato. La messa in evidenza dellappoggio quasi esclusivo al magistero romano, a spese di una riflessione che attinga dalla ricca elaborazione teologica africana, si aggiunge in Ndongala alla lucida interrogazione su quale sia la reale portata della voce dei vescovi e delle comunit�locali. Da cui il rischio di un Sinodo che si esaurisce nellessere una cassa di risonanza del magistero romano in Africa. La procedura fortemente istituzionalizzata del sinodo continentale, cos�come la sua competenza e il suo funzionamento pongono problemi di natura ecclesiologica, spiega Ndongala. Aprendo, rispetto a questi punti, diversi interrogativi: Il sinodo continentale si iscrive nel modello della communio ecclesiarum? Garantisce il proprium delle Chiese dAfrica, permettendo loro di esercitare le loro responsabilit�specifiche? �realmente un luogo sacramentale di comunione?. Si profila allora la tentazione reale di una sinodalit�pi affermata che praticata, lasciata unicamente a questioni amministrative e burocratiche. Per Ndongala, invece, lesercizio della collegialit�non deve limitarsi a competenze dottrinali e giuridiche, ma piuttosto far emergere le diversit� Dar voce a una struttura triadica che articola chiesa locale, regionale e universale[5], e permette, nella riflessione di Ndongala di essere risorsa per unorganica solidariet�pastorale[6], rendendo le chiese regionali luoghi di pace e giustizia. Riprendendo, in questo modo, la struttura delle Chiese orientali e superando lo schema duale di una chiesa locale guidata dal vescovo e di una chiesa universale che trova nel papa il proprio vertice.

 

Gli stessi Lineamenta alimentano i dubbi di una scarsa possibilit�di confronto e collegialit�allinterno del prossimo Sinodo. Ne sottolinea i punti critici Pierre Lefebvre, sacerdote e grande conoscitore della realt�congolese. Il documento vaticano si apre con unanalisi del contesto sociale, politico, economico e culturale africano: un ritratto in cui la Chiesa pare stagliarsi come unica istituzione organizzata efficacemente e attenta alle popolazioni[7]; ma, sottolinea Lefebvre, questo rappresenta un fallimento. Inoltre lAfrica non pu�essere ridotta al numero di conversioni[8]. Il dialogo con lIslam non �sufficientemente approfondito[9] ed �assente una reale attenzione allintero panorama religioso africano[10]. Inoltre, il riferimento a concetti come trib e tribalismo non �affatto scevro di contraddizioni, come sottolinea padre Renato Kizito Sesana, direttore della rivista Nigrizia, in riferimento alla terminologia dei Lineamenta. Nel documento non compaiono le realt�delle comunit�di base nel continente: nella prospettiva di Lefebvre, la riflessione appare frequentemente sganciata da un terreno concreto e quotidiano alla luce del quale le Scritture vengono lette e interpretate, per abbandonarsi, invece, alla tentazione di una mera speculazione teologica. Lanalisi sociale offerta dai Lineamenta, continua Lefebvre, trascura una sottolineare degli elementi di speranza e vita del continente africano, difetta nella comprensione di quei segni dei tempi che nelle Chiese e comunit�ecclesiali africane non mancano.

 

I temi con cui il Sinodo sar� chiamato a misurarsi sono nodi chiave per la Chiesa e la societ�africana. Rispetto alle ineludibili domande sul senso e la traduzione concreta di idee e pratiche di pace, giustizia e riconciliazione, le considerazioni di carattere ecclesiologico fanno spazio a una riflessione che, riprendendo linvito di Ndongala allascolto delle differenze, faccia propria una socialit�della convivialit� secondo lespressione di L�nard Santedi, decano della Facolt�teologica di Kinshasa. Per una Chiesa chiamata a praticare senza sosta il dialogo, a sentirsi responsabile dei fratelli, a coltivare la differenza, a valorizzare la ricchezza delle societ� a impegnarsi per la guarigione umana e morale e per una riconciliazione che �cammino di fede e speranza, attraverso una conversione del cuore e dello sguardo. Una Chiesa capace di missione profetica e poetica[11]: attenta e ferma nella denuncia e nellopposizione alle strutture di peccato e a ogni forma di violenza; ma anche viva e vivace nello slancio verso il futuro, verso lelaborazione creativa di nuove e autentiche forme di comunit�

 

DallAfrica bisogna attendersi di veder germogliare qualcosa di nuovo, esortava nel 1990 K�a Mbaye, giurista senegalese ed ex presidente della Corte internazionale dellAja, riprendendo le parole di invito allascolto della realt�africana espresse dal grande storico burkinab�Joseph Ki Zerbo. Questo monito pu�contare ancor oggi per il Sinodo dei Vescovi.

 


[1] II Assemblea Speciale per lAfrica del Sinodo dei vescovi, Lineamenta. La chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, Voi siete il sale della terra Voi siete la luce del mondo (Mt 5, 13-14), Citt�del Vaticano, 2006, disponibili on-line sul sito http://www.vatican.va/roman_curia/synod/

documents/rc_synod_doc_20060627_ii-assembly-africa_it.html

[2] Come sottolinea Mar� Pilar Aquino nel suo articolo Final Reflections: Towards a Culture of Reconciliation, Concilium, n 5, 2003, p. 133.

[3] Sinodi africani che nascono da una forte richiesta maturata nei decenni precedenti e che trovano nelle argomentazioni di Fabien Eboussi-Boulaga, teologo e docente di filosofia camerunese, alcuni dei principali riferimenti. Cfr. F. Eboussi-Boulaga, � contretemps. Lenjeux de Dieu en Afrique, Paris, �itions Karthala, 1991. Per una raccolta dei testi del Sinodo del 1994, si veda il volume diretto da Maurice Cheza, Le Synode africain. Histoire et textes, Paris, Kharthala, 1996. Per unanalisi critica del Sinodo africano del 1994, si rimanda al testo di Ren�Luneau, Paroles et silences du Synode africain. 1989-1995, Paris, Karthala, 1997.

[4] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, 1995, punto 63.

[5] Cfr. I. Ndongala Mandugu, Pour des �lises r�ionales en Afrique, Paris, Karthala, 1999.

[6] Linvito alla promozione di unorganica solidariet�pastorale nellintero territorio africano ed isole attigue, formulato da Giovanni Paolo II nel corso dellAllocuzione ai partecipanti del Simposio dei Vescovi dellAfrica e dellEuropa (13.11.2004), �ripreso nei Lineamenta per il prossimo Sinodo al punto 2.

[7] Essa resta, per molti paesi dellAfrica, lunica realt�che funzioni ancora bene e permetta alle popolazioni di continuare a vivere e a sperare in un futuro migliore, punto 6 dei Lineamenta.

[8] Ancora al punto 6 si legge infatti che nel tormento degli avvenimenti dolorosi che scuotono lAfrica, possiamo dire con Sua Santit�Benedetto XVI che lAfrica � la grande speranza della Chiesa. In effetti, si devono discernere segni di speranza per la rinascita di un cristianesimo fecondo e dinamico e per lavvento di societ�nuove: il notevole aumento in Africa del numero dei cattolici, dei sacerdoti, delle persone consacrate; il numero crescente dei missionari africani nel continente e al di fuori di esso e la creazione di una piattaforma continentale di consultazione per loro.

[9] In riferimento al mondo musulmano, il punto 27 dei Lineamenta afferma che lIslam deve essere compreso nel suo dinamismo attuale, che ha aspetti che non sono sempre rassicuranti come quello dellintolleranza religiosa. Inoltre, il suo impatto politico �talmente diversificato da rendere difficile la messa in atto, in maniera univoca, di una modalit�concreta per il dialogo, eppure indispensabile. Ne consegue la necessit�di operare distinzioni tra la sua dimensione politica e la sua dimensione religiosa e, allinterno di questa, tra Islam e musulmani, in modo tale da privilegiare il dialogo di vita. Sotto questo aspetto, lIslam �spesso un partner importante e difficile.

[10] La Religione africana tradizionale viene trattata nei punti 25-26.

[11] Per un approfondimento su questi punti, si veda la prefazione, curata dallo stesso Santedi, alla riedizione dellopera che pu�essere considerata latto di nascita della teologia africana: L�nard Santedi Kinkupu et alii, Des pr�res noirs s'interrogent. Cinquante ans apr�, prima edizione 1956, Paris, Karthala - Pr�ence africaine, 2006. Santedi chiarisce il suo augurio di cantieri di teologia poetica e profetica nelle pp. XI-XXII.

 

 
 

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