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Teologi sotto sorveglianza: il punto di “Stimmen der Zeit”

di Massimo Faggioli

La rivista dei gesuiti “Stimmen der Zeit”, in uno spirito di “lealtà critica” (l’espressione è di Karl Rahner) tipico della storia recente della Compagnia di Gesù, ha pubblicato un articolo di Hans Waldenfels SJ che ricapitola e analizza le vicende di alcuni teologi, membri della Compagnia di Gesù, caduti “sotto i sospetti di Roma” nel corso degli ultimi anni (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/doc_doc_index_it.htm).
Il primo caso preso in esame da Waldenfels è quello della notificazione contro gli scritti di Anthony de Mello (1931-1987). La notificazione, pubblicata nel 1995 (otto anni dopo la sua morte), era diretta a colpire l’uso di immagini e di elementi della cultura indiana nelle opere sulla preghiera contemplativa, e riguardo al ruolo della figura di Gesù nel confronto con altre figure spirituali negli scritti di p. de Mello.
Il secondo gesuita in indice è il belga Jacques Dupuis (1923-2004), la cui opera sulla teologia del pluralismo religioso costituisce un riferimento indispensabile, anche per la ricostruzione storica dell’attitudine cristiana verso le religioni non cristiane (J. Dupuis, Toward a Christian Theology of Religious Pluralism, Maryknoll 1997; trad. it. Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, Brescia 2003). I punti critici mossi da Roma contro Dupuis riguardavano la mediazione universale di salvezza di Gesù, l’unicità della rivelazione in Gesù Cristo, l’opera universale di salvezza dello Spirito, l’orientamento di tutti gli uomini alla chiesa, il valore e la funzione delle tradizioni religiose. Il provvedimento di Roma contro il p. Dupuis (il quale vide schierarsi in sua difesa anche il card. König) non produsse un divieto di insegnare e di scrivere, e la notificazione della Congregazione per la dottrina della fede arrivò il 24 gennaio 2001, solo dopo il pensionamento dalla docenza di Dupuis.
Meno noto il caso del gesuita americano Roger Haight (1936-), che nel 1999 pubblicò una “cristologia dal basso” (Jesus Symbol of God, Orbis Books, Maryknoll NY), della quale venne attaccato dalla Congregazione per la dottrina della fede il metodo teologico e il tentativo di mettere a confronto la cristologia formulata al concilio di Calcedonia con le questioni attuali del pluralismo religioso e con la teologia della liberazione. Dopo una corrispondenza scritta intercorsa con la Congregazione, la notificazione proveniente da Roma del 13 dicembre 2004 gli ha mosso accuse di “gravi errori dottrinali contro la divina e cattolica fede della Chiesa”. Haight (che insegna allo Union Theological Seminary di New York) ha successivamente ripreso le sue posizioni nel recente The Future of Christology (New York 2005).
Più noto e più recente è il caso del gesuita spagnolo (naturalizzato salvadoregno) Jon Sobrino (1938-), le cui opere cristologiche (a partire da Gesù in America latina. Suo significato per la fede e la cristologia, Roma 1986) gli hanno attirato la sanzione di Roma a proposito del metodo teologico e della concezione della divinità di Cristo, dell’incarnazione, del Regno di Dio e dell’autocoscienza di Gesù. La notificazione della Congregazione per la dottrina della fede del 15 marzo 2007 era diretta contro due opere di Sobrino (Jesucristo liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret, 1991, trad. it. Gesù Cristo liberatore. Lettura storico-teologica di Gesù di Nazareth, Assisi 1995, e La fe en Jesucristo. Ensayo desde las víctimas, 1999; trad. it. La fede in Gesù Cristo. Saggio a partire dalle vittime, Assisi 2001) e fu pubblicata appena prima del viaggio di Benedetto XVI in Brasile per l’apertura della quinta assemblea generale del CELAM.
L’articolo di Waldenfels su “Stimmen der Zeit” pone l’accento sul fatto che tutti questi provvedimenti hanno in comune non solo l’appartenenza alla Compagnia di Gesù dei teologi messi sotto sorveglianza, ma anche le questioni di metodo e di scopo della teologia oggi che animano le opere di de Mello, Dupuis, Haight e Sobrino. In particolare, si rivela sempre più critico per la teologia (e criticato dal magistero della Congregazione per la dottrina della fede) il tentativo di leggere criticamente la storia del cristianesimo e la tradizione cristiana, al fine di correlarli ermeneuticamente, in un “processo di traduzione-trasmissione”, con le questioni attuali della teologia alle prese con due elementi-chiave del nostro tempo: il ruolo del pensiero storico e della coscienza storica da un lato, e l’esperienza del pluralità e del pluralismo. Punti critici nel rapporto tra teologia e controllo romano sembrano infatti essere l’interpretazione del ruolo dei “segni dei tempi alla luce del Vangelo” (nella formulazione di Gaudium et spes 4), e il “significato teologico del popolo di Dio”.
Anthony De Mello, Jacques Dupuis, Roger Haight e Jon Sobrino hanno tentato di articolare storicità del cristianesimo e pluralismo religioso, in direzione di una riflessione sulle questioni centrali della fede oggi, e in un modo che si sforza di contribuire alla vera missione della chiesa: portare il messaggio di salvezza di Cristo “a tutti i tempi, a tutti i popoli, a tutte le latitudini del mondo”.

Hans Waldenfels, Theologen unter römischen Verdacht, in “Stimmen der Zeit”, 4/2008, pp. 219-231. L’articolo si può scaricare gratuitamente da http://www.stimmen-der-zeit.de.

 
 

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