HOME > DOCUMENTI > BRESCIA: PROPOSTA DI PAOLO GIANNONI PER LA PREGHIERA COMUNE DI SABATO 27 OTTOBRE

Proposta di don Paolo Giannoni per la preghiera comune di Sabato 27 ottobre

 

"Venga il tuo Regno"

 

 

Come Gesù ha vissuto il regno del Padre?

=?= “il mio regno non è di questo mondo”

e quando mai avviene in noi, per noi, se siamo di questo mondo, se noi siamo un tale mondo?

 

commento

Ogni preghiera non è potere ma invocazione; ogni creatura prega come interrogativo

Noi preghiamo vivendo il nostro interrogativo, non come  solitudine solitaria

ma come dialogo, domanda che si ascolta nel suo povero dire,

domanda come un dialogo di silenzio che ascolta.

E il suo più vero essere in questa passività divina che è il nostro essere

- anche se non si fa il gesto –

viviamo il nostro vero,profondo vivere e pregare è la prostrazione:

nessuna preghiera è un programma, ma un lasciarsi incidere come interrogativo che chiama  e avviene:

è un atto di silenzio che ascolta e dice solo la ricchezza di Dio.

Si compie la prima interiore vita di prostrazione,

se è tacere sulla bocca a terra, chiusura degli occhi (sì, chiuderli fisicamente) a terra

e fare solo ascolto

 

tempo di silenzio

(sostituire  il dire umanamente, può censurare Dio)

 

commento

La ricchezza dell’interrogativo e la parola del silenzio è il sacramento umano,

è vuotarsi nel nostro vuoto e solo farci respirare dal Respiro di Dio

 

(nel silenzio lasciarci con un tempo di respiro regolare, rilassato)

 

commento

vuotare la nostra agitazione, la nostra argomentazione, la nostra opposizione

= è un vuotarsi nella posizione  come abisso di tenebra dove è fecondo ll respiro di Dio (Gen1,2)

= dal Respiro viene la Parola e dalla Parola la luce (Gen1,3) 

= liberazione in un vuoto come humilitas, essere terra per accogliere il Respiro di Dio (2,7)

ed essere humus divino anche oggi viviamo noi-terra nel vuoto che apre il Respiro di Gesù 

respirando il suo sentire.

 

(insieme proclamare lentamente Fil 2,5-11)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù

Egli pur essendo nella condizione di Dio, 

non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo, diventando uguale agli uomini

umiliò se stesso fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome, che è al disopra di ogni altro nome,,

perché nel nome di Gesù ogni giorno si pieghi nei cieli,m sulla terra e sotto terra

e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è il Signore! a gloria di Dio Padre

 

commento 

L’inno di gloria di Filippesi commenta con amore glorificante e glorificato l’ultimo discorso fatto da Gesù sul Regno,

alternativa ad ogni forma di potere egli vive la sua gloria nella impotenza: “il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36)

e come paradosso - un “lontano dalla gloria”-  dice “io sono re” (Gv 18,37),

in una verità che non è un vero umano perché la verità è Dio,  

e la verità di Dio ci spossessa

kenosi è la gloria della chiesa, kenosi è la gloria dell’umano mondo (Gv 18,37) 

 

(silenzio : noi commentiamo personale nell’inno comunitario)

 

commento

Taccia ogni definizione e ogni conclusione nel silenzio della verità, 

perché nessuno possiede la verità, perché  la verità  lei ci possiede (il nostro regno non è di questo mondo)

ogni parlare della storia trova il suo ultimo nel silenzio dell’ultima Parola;

l’ultima parola dell’ultimo tempo della storia è la “hypotaxis-sottomissione del Figlio”

e sempre Dio è tutto in tutti (I Cor 15,28).

Allora avverrà l’adempimento, il tutto della kenosi di dogma, rito, istituzione, 

non è un vuoto del niente, ma la potenza della salvezza come  “attesa  (da  Tt 2,13 ad Apc 22,17-20,

perché il regno è verità di Dio e desiderio di noi

e la forma del regno è la “epektasis-in-tensione” dell’essere verso il tutto di Dio (Fil 3,13)…..

 

lettore/trice proclama Fil 3, 12-14

Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

 

commento

….perciò il desiderio si fa dogma, rito, istituzione, come gloria di anticipazione (pre-prendere il pieno)

 

(e la comunità risponde con Fil 3, 15-16)   

Tutti noi che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. Intanto dal punto in cui siamo arrivati, insieme procediamo.

 

commento

L’ossimoro “pròlepsis-antcipazione” è un enigma sull’adempimento che ancora non è, 

nella potenza dell’anticipo col profumo  della donna (Mc 14,8) viene svelato l’anticipo della sepoltura):

la donna  già vince il fetore del cadavere nel profumo della resurrezione

(la donna anticipa Dio: Maria a Cana (Gv 2,4) e avvenne vino; la Cananea a Tiro (Mc 7,21) e avvenne pane; ora avviene il profumo pasquale) 

il regno di noi-chiesa siamo questo profumo di Cristo nella pienezza estrema della sua parola nel silenzio del sepolcro:

dove è l’adempimento del regno, lì esso viene anticipato, nell’unguento della resurrezione sulla pietra del sepolcro.

E’ l’unguento nell’eco della grazia nel nostro profondo, la speranza nella storia, la parola nei nostri ascolti e nelle nostre parole tutto  risponde come allusione, necessaria e paradossale;

non è il vuoto  di una sospensione come parentesi della realtà e della storia, come un niente,

ma come offerta, lasciandoci come casa sfittata per accogliere il profumo della  gloria

 

commento

tutti insieme assaporiamo e alludiamo a s. Gregorio Nisseno (Omelia I sul Cantico, 1,3; e Origene segue il medesimo versetto e  la sua sapienza immagina la diffusione del vangelo)

 

tutti

“Il tuo nome è un profumo effuso”

vuol dire: non è possibile comprendere adeguatamente la nostra natura infinita racchiudendola in una definizione.

Parole e nomi sebbene si possano vantare di avere raggiunto un livello altissimo, degno del divino, 

non sono tali da poter delimitare la realtà stessa; i ragionamenti attingono l’invisibile soltanto per congetture e immagini, possiamo farci un’idea, per analogia, della natura incomprensibile.

Qualsiasi nome noi pensiamo per definire il profumo della  tua divinità, non cogliamo certo l’essenza di un tale unguento

ma ci limitiamo a tracciare qualche indicazione grazie allo studio del discorso di te, o Dio;

esso è soltanto un lieve esalamento della qualità del tuo profumo, o Dio”.

 

commento

Così “il regno è giunto” (Mc 1,14)

ma giunge solo nel silenzio del sabato santo, la parola più alta di Dio (H.U. von Balthasar),

tace l’infinito in una storia realizzata perché annientata e annientante;

tace oramai vangelo-parola  che nel venerdì santo si proclama il regno.,

Allora noi-chiesa indossiamo la porpora del re porporante nel suo sangue

e siamo porpora divina della grazia del cuore squarciato

quando in esso si apre l’ultimo effatà del suo respiro nel Respiro che lo muove (Ebr 9,14)

(ed è già la domenica della pasqua, l’otto dei sette, dell’uno e dei tre).

La storia umana è segnata dal lucchetto che apre la sua liberazione:

perché il lucchetto del principio del vangelo che è Gesù, figlio di Dio (Mc 1,1)

termina col vangelo nella bocca impura di un  pagano che nella sua voce di effatà manifesta e proclama la verità

quando esprime nella gloria il tacersi del Respiro nel respiro di Gesù, nel respiro di noi tutti:

“veramente questo uomo figlio di Dio era” (Mc 14,39),

 

commento:

la grammatica base della teologia qui segnala un imperfetto perennemente vivente e apre il perenne lode del salmo.

 

a)  solista [ Salmo 63 nei vss 10-12] 

Dall’intensità del salmo 63 preghiamo rivivendo insieme l’anima del centurione e di tutti gli innamorati di Dio,

dal salmo si apre il regno sulla morte, sul peccato, su ogni oppressione

e diventa per noi impegno di storia come prolessi nei nostri limiti gloriosi

Il regno è unito a colui che giura al Re sotto ogni attentato

 

e tutte/i (vss 10-12)

Ma quelli che attentano alla mia vita per loro rovina cadranno nelle profondità delle terra.

Saranno abbandonati alla spada, saranno parte degli sciacalli.

Il re sarà invece lieto in Dio,

si glorificherà chiunque ha giurato in lui,

perché dei menzogneri sarà chiusa la bocca 

 

b) solista   [vss 1-9]

Il profondo umano è ricerca, mai possesso;

la domanda dell’interrogativo si apre nella invocazione nella luce della contemplazione

del Santo, “il tagliato”, il “tutto-altro” che si dona: questo è il giubilo di noi-chiesa, di noi-umanità:

è la speranza di ogni realismo contro ogni speranza, nell’apocalisse della sposa che col Respiro desidera, 

ma già è sposata dal Verbo nella gemma della  croce,

gemma del prezioso sangue, gemma della nuove vite che nascono e si aprono

 

e tutte/i

Dio, tu sei il mio Dio, che io cerco, la mia anima ha sete di te

languisce per me la tua carne in arida terra, vuota, senza acqua.

Perciò ti ho contemplato nel santuario, per vedere la tua potenza e la tua gloria.

perciò la tua grazia è migliore della vita, le mie labbra ti loderanno,

così io voglio lodarti per la vita, alzare le mie mani nel tuo Nome.

Come di grasso e midollo è saziata la mia anima, con labbra giubilanti ti glorifica la mia bocca

io penso a te sul mio giaciglio e medito su di te nelle vigilie della notte,

perché tu sei stato di mio aiuto, all’ombra delle tue ali io giubilo.

La mia vita si stringe a te, la tua destra mi sorregge.

 

commento

La comunione dei due nella una carne della incarnazione e della pasqua,

con l’esalato e con il termine respiro nel Respiro dei due amanti,

perentoria, forte, nel presente è la proclamazione:

“Il regno in mezzo a  voi è”.

 

si canta

TUO È IL REGNO, TUA LA POTENZA E LA GLORIA NEI SECOLI!

 

commento

Ma  l’identificazione  “ qui, là” è senza verbo, mai si copula il regno nelle parole e nei luoghi:

mai niente e nessuno identifica o chiude:

“non viene   il regno di Dio  con evidenza” (Lc 17, 20-21).

Per questo prima dell’invocazione del regno,

riconosciamo che “nei cieli” è la trascendenza,

e nel dire “sia santificato il tuo nome”:

il mai dicibile viene detto nell’alterità di Dio immanente nel Padre, il Padre che resta in noi.

La preghiera del Signore  ci porta l’invocazione (chi mai ha potuto dire che è un atto di volontà di potere?):

così “venga il regno” e “sia fatta  la volontà” che è la verità della vera figliolanza.

 

CANTO DEL PADRE NOSTRO

 

 commento

“Sia fatta”: non volere di carne e di sangue ma vivere il passivo di Dio:

l’impossibile nostro che lo patisce per essere realtà

Così il nostro passivo divino è la nostra capacità di dire e di vivere

il regno è Gesù, il sacramento fontale, sorgente, anzi principio

e la presenza di Dio si fa storia e la storia si fa divina.

Da qui si deriva la chiesa  “in Cristo come sacramento” (Lumen gentium 1).

Regno come mistero, regno come simbolo, regno nella disciplina dell’arcano

come rivelazione e fede non come formule ma come comunione e abbandono,

“a tutti Dio dà Vita e Respiro e come salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvi” (Lumen gentium 16)

 

preghiera comune (come risonanza della Scrittura e del Vaticano II)

Padre, vogliamo essere chiesa non dominanti né escludenti, ma sacramento nel tuo figlio, Gesù il Signore e il servo [Lumen gentium 1].

Nel tuo eterno Figlio, Verbo che anche oggi diventa questa carne [Gv 1,14], in una nuova condizione dell’umanità [Ad gentes 1]

noi siamo chiesa sale della terra ma salati col Fuoco [Mc 9.49]

siamo luce del mondo, ma illuminati  dallo splendore della Lampada  [Lc 11,36]

chiamati a salvare e rinnovare ogni creatura e siamo salvati dal naufragio insieme a tutti [At 27,44] rinnovati dal sangue [Lc 22,20]

Come chiesa pellegrinante noi abbiamo vita, invocata da tutti insieme, dalla tua missione del Figlio e dalla tua missione dello Spirito santo [Ad gentes,2] .

Padre, ancora e sempre aiutaci a non  sperperare la tua ricchezza di Dio nel  disperderci;

non possiamo “di-scorporarci”,perché tu dici che non possiamo impedire nessuno [Mc 9,38];

tutti riconosciamo di essere fratelli minori, 

quando nel peccato ci dissipiamo e ci disperdiamo da te  [Lc 15,13].

Il regno avviene mentre Gesù per il suo morire ha radunato tutti i tuoi figli dispersi [Gv 11,51-52]

questo è il nostro e  tuo regno, altro dal mondo  dei potenti e impauriti e destinati all’aggressione [Gv 11,48]

Venga così il tuo regno e nei nostri nomi sia santificato il tuo nome. Amen

 

commento

La fuga nel deserto (Apc 12,4) si apre nel tempio di luce senza riti e parole (Apc 21,22) e si fa Respiro desiderante (Apc 22, 17)

Questa è la gloriosa povertà del regno per la chiesa, sacramento della storia e del mondo.

La povertà che è perenne gloria e insieme è miseria di peccato, 

ogni forma di potere, uccisione del regno.

Una chiesa oggi senza potere è la luce preziosa del suo sangue, la sua porpora.

Comprenderemo che la nostra disperazione apre la nostra speranza, la speranza del mondo?

 

Ascoltiamo, noi-chiesa  di oggi, la parola del profeta martire frumento marcito di vita e del poeta suscitato nei semi

(D. Bonhoeffer e M.Luzi)

 

voce 1   la nuova purità del mondo

Cristo assapora fino alla feccia la vita terrena… i miti della redenzione scaturiscono nelle esperienze limite dell’uomo. Cristo afferra l’uomo al centro della sua vita ( 27.6.44)

 

voce 2

Si conoscono, esse, - l’acqua e la parola – dal principio, - e sanno – dei ristagni in cui marciscono – offese dalle storie, torbate – dagli spurghi – finché viene il tuono – la tempesta, la nuova purità (Nominazione 14)

 

voce 1    Straziante e vero “tantalizzare”

Tantalizzare…. Vorrei poterti spiegare domani che per me la condotta di tutto il mio affare è decisamente una questione della fede, mentre ho la sensazione che essa sia divenuta troppo una questione di calcolo e di prudenza (22,12,43)

 

voce 2

Si ordina - si forma - tra buio e luce - dal suo interno…luce-sostanza…. La proietta il cuore, non sa che per che potenza…sorpreso - di quel fiotto di luce e di speranza - da dove? - non sa dirlo, lo prende, - in sé lo sbilancia - lo scaglia in forma e canto…tra creato e increato - generando - cosa Padre - generando?...Ma. dietro, l’incessante - e in esso - il gaudioso, in esso lo spavento. - O arte che mi illumini il mondo - e me lo rubi - e mi tantalizzi, - abbi misericordia di me, mi raccomando (Nominazioni, 10) 

 

voce 1  la luce della disciplina dell’arcano

Che significano il culto e la preghiera nella non religiosità? Forse a questo punto acquista nuova importanza la disciplina dell’arcano, la distinzione tra cose penultime e cose ultime? ( 30.4.44

 

voce 2 

Dati i nomi – Copiosa – la nominazione. – Non detto un nome solo, il tuo – che sotto altri si cela. - Si cela – o non può – nome-non nome - esserci?  (Nominazioni,  11)… Porta vita lei – e la dilava, - così entra nel cuore – della storia umana, quell’ininterrotta lingua” (Nominazioni, 14)

 

commento finale

Ancora il non-regno e regno (Gv 18,36-37), un re consegnato all’impotenza (Gv 19,11), sul trono del potere sta il re nella  croce (Gv 19,13-14), re fra i delinquenti, maledizione e peccato (Gv 19, 18-23) e poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù” (Gv19,42).

 

tutti insieme

O notte beata, tu solo hai meritati di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dalli inferi!

O notte veramente gloriosa, che ricongiungi la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!

Cristo tuo figlio che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena

E VIVE E REGNA NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN !

 

(concludere con la Matthaeus passio di J.S-.Bach con il coro finale “Wir setzen un mit Trauen  nieder”

oppure

Dialogues des carmélites di  F. Poulenc, atto 3 scena 4. prélude – la foule - les carmélites

 

 
 

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