HOME > DOCUMENTI > FIRENZE, FEBBRAIO 2010: RELAZIONE DI ITALO DE SANDRE, "AFFRONTARE LA COMPLESSITÀ: DIALOGO E MONOLOGO"

AFFRONTARE LA COMPLESSITA’: DIALOGO E MONOLOGO
di Italo De Sandre 

1.         Affrontare o aggirare la complessità.
Per tentare una interpretazione di fatti e parole che vediamo espressi nella chiesa globale e italiana - alcuni dei quali di recente hanno provocato fin imbarazzo - non si può non cercarne la “genealogia”, e allora se ne cercano le tracce nelle decisioni che hanno portato alle strutture e culture religiose di oggi (che costituuiscono anche le radici del futuro possibile). La cronologia proposta alla fine serve a ricordare fatti concreti, sequenze di soggetti, scelte, parole, che hanno contribuito a costruire il sistema di relazioni e di idee, di risorse e di vincoli sociali-religiosi di cui viviamo oggi, segni di quella genealogia che interessa far emergere.
Una stringatissima considerazione epistemologica: dagli anni ’60 nel mondo scientifico si è parlato di complessità, perché si è capito che:
- il cosiddetto ordine ed il contrapposto disordine nella realtà interagiscono,
- questo porta di continuo a ri-costruire riflessivamente (e ricorsivamente) i rapporti con cui si ri-organizzano le persone e le agenzie sociali,
- dà vita ad “organizzazioni” (viste come sistemi autodiretti ma sempre incompleti) che sono sempre di più, e contemporaneamente anche di meno, della somma delle parti, dei soggetti che le compongono (E. Morin).
Complessità della vita del mondo e delle persone che la chiesa in quegli anni ha saputo affrontare con azioni adeguate alla complessità stessa (perché ci sono innovazioni, differenze creative che emergono, e perciò i “giochi” tra i soggetti hanno una somma sempre diversa da zero), evitando di voler ridurre e semplificare autoritariamente le cose (riportando il gioco a somma zero, com’era una volta, quando c’è un solo soggetto che decide, “ordina”, e per gli altri è prevista l’obbedienza).

2.         Coralità vissuta o  dispersa.
In occidente (USA ed Europa), quando si è aperto il Concilio V.II, durante e dopo la guerra si era già avviata la rivoluzione conoscitiva, scientifica e tecnologica contemporanea. La Chiesa con il Concilio ha affrontato e “aggiornato” il proprio sguardo con una metodologia a suo modo complessa, chiamando da tutte le parti del mondo 2500 vescovi, agendo e riflettendo in dialogo, come un “sistema sociale aperto”, che sapeva di dover re-imparare, ri-discernere dopo aver ri-ascoltato.
Il senso della complessità sociale è stato culturalmente condiviso da Paolo VI nelle sue Encicliche sul dialogo nella chiesa e nel mondo e sullo sviluppo dei popoli, ma è rimasto nelle intenzioni nell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, in realtà attivato come modalità consultiva dell’autorità papale e non deliberativa come il Concilio. Ma si è bloccato nel corso della riflessione sulla procreazione responsabile. Il Papa aveva attivato una commissione internazionale di esperti, però – non condividendo l’orientamento maggioritario della commissione, e non ascoltando il parere di altri prelati e conferenze episcopali - ha ritenuto di dover decidere per propria autorità pontificia promulgando nel’68 l’Humanae Vitae, seguendo l’idea tradizionale, autoreferenziale, di natura-bios, e di legge naturale interpretata autoritativamente solo nelle modalità tradizionali della chiesa cattolica. La bio-politica (secondo un’espressione di M. Foucault) ha cominciato ad assumere nel cattolicesimo una centralità che oggi si è ulteriormente radicata, ancora per iniziativa del papa. Fin da subito però, moltissimi fedeli donne e uomini, dopo aver letto l’enciclica e molto discusso, hanno deciso diversamente, secondo quel principio di coscienza e responsabilità personali valorizzato dallo stesso Concilio, facendo emergere una vera e propria delegittimazione etica reciproca (autorità vs fedeli). Una trasformazione silenziosa dell’obbedienza in quanto tale, e di bassa accoglienza personale delle norme ecclesiastiche nei comportamenti affettivo-sessuali (arrivata oggi a frequenze bassissime mentre massimi si sono fatti gli sforzi della gerarchia religiosa affinché l’etica cattolica, poco interiorizzata e praticata dai fedeli, sia stabilita dalla legge dello stato). Negli anni immediatamente successivi all’esperienza paradossale dell’Humanae vitae, ci sono stati nel ’74 il referendum per l’abrogazione del divorzio, nell’81 i referendum sia per liberalizzare sia per restringere la legge sull’IVG: entrambe le proposte di abrogazione sono stati respinte. Da anni le ricerche socio-religiose documentano una amplissima autoreferenzialità morale delle persone, in particolare dei giovani, ed un affievolirsi delle credenze. Un'ampia parte degli auto-dichiarati cattolici ha stili di vita e riferimenti etici assai diversi dalla linea dettata dalla gerarchia (sessualità, pena di morte, atteggiamenti verso gli immigrati) 1.
Da una coralità che era in sé il meta-messaggio forte alla chiesa ed al mondo, si è passati ad una sinodalità formale, non decisionale, e infine alla voce del vertice, che però nella vita quotidiana ciascuna persona decide di accettare o tralasciare, certa di non essere rilevante per coloro che decidono a cosa si deve credere.

3.         Conoscenza teologica  critica o organica.
In Italia nell’arco di pochi anni, dal ’69 al 71, sono sorte realtà associate come CL (scelta di presenza, sociale economica e politica), mentre l’ACI manteneva la sua scelta “religiosa” e di mediazione culturale-sociale, con forti tensioni tra le due aree, e la Caritas italiana, promossa in Italia e nel mondo da Paolo VI. Erano già sorte o stavano nascendo in diversi paesi occidentali altre associazioni definite “movimenti” che proponevano proprie vie di esperienza cristiana, e chiedevano di essere riconosciute da Roma. Guardando al mondo, in Europa ed in America Latina c’erano voci di vescovi che portavano riflessioni forti sul modo di autocomprendersi e di vivere della Chiesa: basti pensare alla prima Assemblea dei vescovi latino-americani di Medellin, nel ’68, vescovi e teologi, e comunità cristiane, che hanno prodotto e praticato – al di là della formulazione teorica della “teologia della liberazione” - una presa di parola ed un agire comunitario che hanno profondamente segnato la vita della società oltre che della chiesa cattolica. Eppure, nonostante l’effervescenza creativa degli anni prima e durante il concilio, la crescente pluralizzazione e differenziazione delle proposte e dei cammini religiosi-culturali, la strutturazione istituzionale della conoscenza teologica è tornata rapidamente nei ranghi, via via più mono-logica, legata a relazioni istituzionali che chiedono accettazione-esecuzione, con poca attenzione alla dimensione personale delle stesse. Relazioni che prevedono un rapporto comunque centrato sul Papa, come figura e come persona.
Con Papa Giovanni Paolo II (’78), che presto ha chiamato il teologo-vescovo J.Ratzinger a tutore della dottrina della fede (’81), la teologia della liberazione è stata per quanto possibile criticata e contestata, e quell’esperienza ecclesiale ridimensionata con opportuni rinnovi dei vescovi locali. Ed i rapporti in generale con i teologi critici sono diventati presto tesi: alla fine degli anni ’80 furono espresse da numerosi teologi, in Germania (la “Dichiarazione di Colonia”), in Italia (la lettera di 63 teologi), in Francia, alcune serie richieste di riflessione, che chiedevano, a distanza di vent’anni dalla chiusura del Concilio (ed anche dall’”Humanae Vitae”), di ri-discutere alcune questioni ritenute fondamentali. La reazione romana fu netta (in Italia a teologi come L.Sartori non fu più rinnovato l’insegnamento in una università pontificia, e dall’Associazione teologica italiana ATI si staccò addirittura un gruppo di teologi che formò un’altra associazione, la SIRT, in sintonia con l’indirizzo del vertice ecclesiastico, teologi che nella chiesa italiana sono stati successivamente chiamati a coprire posizioni rilevanti). Verso il lavoro teologico è stato espresso nel ‘98 un fermo indirizzo di lavoro, esplicitato in un motu proprio che ha delimitato nettamente il loro impegno, considerato istituzionalmente inquadrato e sottoposto al magistero dei vescovi.
Contemporaneamente, nemmeno le voci “femminili” hanno fatto breccia, e non solo per la minima attenzione e altrettanta accoglienza che hanno avuto le tesi della teologia femminista. Questo però era comprensibile data la cornice storicamente non favorevole alle donne. Nonostante le periodiche lodi dei papi al “genio femminile” (va ricordato in particolare nell’88 l’enciclica di Papa GP.II, che nel 1995 e nel 2000 ha chiesto perdono anche per le violenze sulle donne, ma anche le critiche di Ratzinger nell’85 alle tante suore di vita attiva attirate dal femminismo, rispetto alle quali lodava piuttosto le scelte più composte delle claustrali), il pensiero di genere è rimasto sempre ai margini se non avversato, le differenze di genere sono rimaste quelle tradizionali e quindi piuttosto disuguaglianze, Pur prescindendo dalla questione dell’ordinazione sacerdotale, vi è tuttora una sistematica scarsissima valorizzazione delle donne, presenti ai livelli di base come catechiste e collaboratrici, impiegate in uffici, a livello di qualificazione ISSR e di baccalaureato lo stesso, a livello di curia romana e di commissioni internazionali rarissime come consultrici o esperte. E singole nomine non modificano la logica dell’impianto e della cultura organizzative della chiesa.
Il richiamo delle (non)voci femminili porta ad ampliare in altra direzione lo sguardo, verso le persone e gli Istituti di vita consacrata (nei quali le donne sono la stragrande maggioranza), arcipelago articolato, diffuso nonostante il notevolissimo declino vocazionale (anche se vi sono nuove esperienze, dagli eremiti nella città a nuovi tipi di comunità monastiche autogenerate), molto frammentato al proprio interno, con la presenza di istituti femminili che non sopportano più volentieri la condizione di minorità che persiste sia rispetto agli istituti maschili sia alla chiesa gerarchica diocesana. Persistendo una scarsa propensione a collaborare tra istituti affini (è difficile passare dalla concorrenza alla cooperazione, essendo ciascun istituto preoccupato a mantenere l’identità del proprio carisma fondativo), molti nella vita attiva sono assorbiti – anche contro le proprie aspirazioni spirituali - dal mantenimento in vita dei propri servizi educativi e di aiuto alle persone, per cui sostengono volentieri le richieste “politiche” della gerarchia ecclesiastica in modo che ciascuno possa sopravvivere.
Nella vita monastica invece si esprimono alcune voci attente alle radici dell’esperienza di fede, alla familiarità con le Scritture, con una presenza religiosa-spirituale che non ha molta ribalta pubblica ma contribuisce a tener vive delle reti di relazioni spiritualmente significative.
 
4.         Le strutture ecclesiali italiane dagli anni ’90: un progetto culturale e politico. Nei primi anni '90 la Chiesa aveva prodotto un indirizzo “Educare alla legalità”, impostato ancora con spirito conciliare; ma dopo il '92 (Tangentopoli) con la crisi della rappresentanza cattolica, la nuova presidenza della CEI ha ritenuto di dover avviare un proprio progetto culturale ('94-95-97). In parallelo alle strutture pastorali esistenti è stata costruita una articolata nuova organizzazione, con uno staff di teologi ed intellettuali laici legati al vertice, e da allora la presidenza CEI ha dato la linea alla nuova presenza pubblica della Chiesa. Nuovo stile di comando, ri-costruzione dell'organizzazione interna della chiesa, nomine dei nuovi vescovi e degli assistenti delle associazioni cattoliche in armonia con il nuovo governo della chiesa in Italia. Una riduzione delle differenze, la parola centrale e dirimente è del Presidente (verso i parlamentari cattolici valeva la cosiddetta “lista" Ruini: tutela della vita, scuola, ecc.), le assemblee CEI di fatto diventano irrilevanti nell'elaborazione ecclesiale dando rilevanza piuttosto alla prolusione del presidente, con il silenzio – nella vita normale della chiesa italiana - degli altri vescovi. La gerarchia italiana esordisce come soggetto politico che agisce direttamente nella sfera politica (E.Pace, I.Diamanti), guardando con favore alle forze politiche con presenze cattoliche fedeli alla sua autorità etica, in supporto alle proprie strutture educative e di servizi in genere. 
Pressoché unica voce di tutt’altra impostazione, biblica e dialogica, il Card.Martini, che dall’87 aveva istituito a Milano la “Cattedra dei non credenti”.
In Italia, paradossalmente, è presente un ampio pluralismo di sub-appartenenze in associazioni, 'minoranze attive', riviste, reti, ma la linea del Presidente CEI si è costituita dominante. Qui interessa porre l’attenzione non sulla persona del presidente, ma sulla struttura e cultura organizzative che si instaurano, che divengono sociologicamente molto vicine al tipo autoritario2 Nella chiesa si ritiene che ci debba essere una guida univoca di tutti e molti accettano volentieri di ubbidire, e di non parlare pubblicamente pur avendone la responsabilità; purtroppo da questo tipo di autorità molti si sentono anche legittimati nei loro comportamenti ostili e punitivi verso i cattolici ed i laici che dissentono.
Le relazioni tra livelli gerarchici non sono fluide (centro-vescovi, vescovo-preti, forse sono migliori anche umanamente tra parroco e laici, anche se alla base i consigli pastorali hanno ruoli incerti, di consultazione, non molto rilevanti sul piano decisionale). I "movimenti" sono sul piano religioso-culturale totalmente autoreferenziali, separati e in competizione orizzontale, ma ciascuno con un proprio forte legame verticale con l'autorità ecclesiastica che assicura legittimazione e spazio (scambio politico-religioso). A livello nazionale, di comunicazione "di massa", fino a poco tempo fa l'Avvenire dettava la linea e in modo piuttosto aggressivo, a livello locale i settimanali diocesani sono fortemente dipendenti dal vescovo locale, anche se alcuni hanno una propria autonomia critica.
Dagli anni ’90 quindi è cresciuta nella Chiesa, globale e nazionale, una linea verticale all’interno, che ha il forte appoggio di movimenti ecclesiali, autoreferenziali nello stile di vita ma molto legati all’autorità nelle sue scelte politiche. L’autorità ecclesiastica negozia con l'autorità politica quello che in termini politologici si definisce uno "scambio politico" (che in generale si ha ogni volta che un’autorità politica approva un provvedimento favorevole ad un soggetto, che in cambio promette e fornisce adeguata legittimazione e bacino elettorale). Il fatto è che se in una organizzazione non ci sono pensieri e pratiche di dialogo interno, non è possibile vivere la democrazia come dialogo nella sfera pubblica. Si vuole l'"unitas" accettando solo quel "multiplex" in realtà consonante con chi guida, nei limiti del conveniente, perché nella sfera politica pesa di più chi è omogeneo ed ossequiente, meglio ancora se lo manifesta con clamore mediatico. Come ha detto-scritto Alfredo C.Moro in una relazione tenuta poco prima di morire, la chiesa ritiene di evangelizzare promuovendo o vietando delle leggi civili, in modo che l'etica cattolica sia la "religione civile" italiana. Di fatto si legittima un rovesciamento del modo di valorizzare la legalità, che ora diventa importante nella misura in cui viene improntata dagli interessi “superiori” della chiesa cattolica: da condivisione della cittadinanza, delle regole, della laicità dello stato come garanzia di libertà ed uguaglianza delle coscienze di tutti, a pressione come soggetto politico per ottenere leggi cattolicamente corrette.
La gerarchia non critica più molto le manomissioni della legalità “normale” (mentre nel '91 aveva parlato contro la corruzione, non si è invece sentito pressoché nulla contro la modifica del reato di falso in bilancio), ed anzi si è arrivati fino ad assimilare impropriamente alla propria intenzione etico-politica l'ampia percentuale di astenuti (verificata in misura crescente nei recenti anni di vita politica), raccomandando lo strumento legale dell'astensione per far fallire il referendum sulla procreazione assistita. Una democrazia (quella definita "sana" dalla gerarchia) diventa gradita se e quando "conveniente" ad una società che dovrebbe tornare ad essere cristiana. A questo fine si usa volentieri una retorica ideologica: si accusano i laici (definiti laicisti) di voler zittire la chiesa che interviene, chiede, appoggia, disapprova, mentre le persone critiche, riconoscendole ovviamente il diritto di parola, vorrebbero piuttosto che la chiesa non cercasse di influenzare direttamente l’agire dei partiti e dei parlamentari.

5.         Radici cristiane e neo-illuminismo cattolico.
In una struttura ecclesiastica come quella che si è formata dagli anni ’90, e che forse oggi mostra qualche leggero segno di cedimento, si intuisce che due processi psico-sociali fondamentali sono a dir poco problematici. La comunicazione e le relazioni personali, fondamentali in ogni gruppo sociale ma qualitativamente decisivi in una comunità ispirata al cristianesimo, che dovrebbe vivere in modo inscindibile proposta della Parola e relazioni interpersonali  basate sull’attenzione e l’ascolto reciproci. Il Concilio come medium di comunicazione aveva cercato di realizzare questo, ma come si è visto, rapidamente si è tornati a logiche tradizionali, aggiornate nelle modalità e nella forza. La ri-verticalizzazione del pensare e del decidere hanno condizionato tutti gli sviluppi recenti. I vertici cattolici propongono una filosofia ed una teologia che intendono dare risposte, definite talora non negoziabili, in termini di una ragione auto-definita “sana”, su qualsiasi campo del sapere e del vivere, che vuole produrre un pensiero normativo “religioso” fondamentalmente eticizzante e vòlto a guidare i sistemi istituzionali oltre che le persone. Questo pensiero dà forte rilevanza all'identità ed alla presenza pubbliche della chiesa cattolica, la quale sollecita apprezzamenti ed alleanze con le forze politiche che hanno convinzioni e/o convenienze complementari. E’ proprio questo insistere sulla capacità della fede di farsi ragione, di vitalizzare una ragione “sana”, unica capace di guidare la società e comprendere la “natura della natura”, che può essere visto come proposta di un neo-illuminismo religioso (significativa la proposta paradossale dell’etsi Deus daretur) cattolico, un codice simbolico sostanzialmente autosufficiente, quindi monologico, che intende recuperare la tradizione istituzionale della chiesa, con tutte le implicazioni possibili nel recupero ecumenico di antiche o recenti scissioni.
Ma i cristiani, i cattolici, le chiese nelle diverse culture e nella stessa società italiana, le associazioni, costituiscono una realtà assolutamente complessa, infinitamente più complessa di quanto già non fosse negli anni del Concilio e che il Concilio stesso ha contribuito profondamente a trasformare. Oggi il pluralismo c’è, ha una strutturazione socio-culturale irreversibile: in qualsiasi situazione umana ancor prima che religiosa, per trovare intese dove non ci sono non si può che attivare relazioni reciprocamente rispettose e comunicativamente dialogiche. La pluralità di soggetti oggi vivissima, già da tempo ha cercato e continua a cercare modi e luoghi di comunicazione. I “movimenti” hanno creato università religiose, convegni internazionali, aperto siti web proponendo le proprie posizioni, le associazioni vicine alla gerarchia cattolica italiana hanno dato vita a retinopera, proprio per manifestare anche con nuovo orgoglio una presenza pubblica dell’associazionismo cattolico accreditato dalla Chiesa italiana. Le persone e i gruppi, i teologi laici e religiosi, monaci e persone consacrate, che invece si sentono a disagio in quel codice simbolico, hanno già sviluppato forme di elaborazione, luoghi di incontro, reti sociali, iniziative che le tecnologie comunicative di oggi rendono possibili in forme molto rapide ed efficaci. L'autonomia delle persone nel loro libero associarsi e riflettere insieme c'è, sono cose che non possono essere né eliminate né affrontate come ingombri, come perdite di potere in un gioco a somma zero impossibile da ricreare. Di fronte ad un'autorità che ritiene di poter concentrare su di sè ogni potere di pensiero e di azione, alcuni ritengono valga la pena opporsi con un contro-potere che cerchi di battersi sulla stessa scena istituzionale e con armi simili. Azioni di voice, di protesta che molti sentono anche emotivamente necessaria.
Altri invece ritengono necessario cercare le radici, i fondamenti dell’essere cristiani ed “umani” insieme, praticando modi di comunicare e relazioni tra persone e gruppi che non mettano mai la verità in alternativa alla carità. Come il medium  sociale conciliare è stato tanto importante quanto i messaggi prodotti dal Concilio, così la cura delle relazioni tra le persone nella ricerca comune della verità può essere esperienza e testimonianza insieme di una costruzione diversa della chiesa, che sa convivere con altri modi di costruirla, in uno sguardo ecclesiale e storico più ampio del qui-ed-ora.La creatività viene realizzata nel dialogo tra differenti, nella ricerca delle radici che generano carità, verità e libertà, discernimento ma non “giudizio”. Molte voci che – per il fatto che non gridano o non vincono - non sono silenzio, non sono rumours, sono altri registri comunicativi, vivi e da far crescere.

1 Ed a questo va aggiunto un altro problema, un altro tipo di carenza etica: già negli anni ’90 l’antropologo Tullio-Altan era giunto a considerare che l'Italia era (è) una nazione anche senza "religione civile", cioè senza diffuso senso civico, senza attaccamento alla costituzione ed al senso dei legami basati sui diritti-doveri della cittadinanza, anche perché era la chiesa a volerne essere il protagonista e l’interprete etico.

2 Può interessare ricordarne i caratteri evidenziati negli USA degli anni ’50 da Adorno et al. in: La personalità autoritaria: appelli dell'autorità ed alla autorità, ordine, sottomissione, pensiero stereotipato, pregiudizi, percezione di minaccia che viene da quelli che dissentono, accusati di essere un'élite che si considera superiore, colpevolizzazione ed aggressività verso questi e in genere verso gli “altri” (allora gli ebrei), desiderio di punizione dei devianti, ossessione per il corpo, la sessualità, centralità-autoreferenzialità della propria cultura-religione, diffidenza per la democrazia.

 

CRONOLOGIA E “GENEALOGIE”
Anni ’40-’60: mutamenti sociali enormi, distruttivi e ri-costruttivi, ed anche rivoluzione scientifica, tecnologica, epistemologica (teoria dell’informazione, cibernetica, teoria dei sistemi, “ecologia della mente”, approccio sistemico-relazionale alla comunicazione-relazione,  la costruzione sociale della realtà, teoria della complessità).

1958-63 Giovanni XXIII (Mater et magistra ’61, apert. Concilio ’62, Pacem in terris ’63)
1962-5 Concilio: strumento organizzativo collegiale dialogico per affrontare la complessità “senza nulla lasciar perdere e tutto considerare”.
(Post concilio: in Italia presidenti CEI Urbani ‘66-69, Poma ‘69-79, Ballestrero ‘79-85, Poletti ‘85-91, poi Ruini)
1962 * Primo riconoscimento del Movimento dei Focolari (nato alla fine della guerra)
1963 Eletto Papa Paolo VI,  nel ‘64 Ecclesiam suam
1964 * Nascita movimento neocatecumenale
1964 Bachelet ('64-'73) presidente ACI: "scelta religiosa"
1965 Paolo VI istituisce in forma permanente il Sinodo dei Vescovi
1967 Paolo VI Populorum Progressio.
1968 Paolo VI: Humanae Vitae, starting point post-conciliare della biopolitica religiosa cattolica moderna(pur se si deve ammettere che interprete ultima è la retta coscienza); P.VI decide da solo nonostante il parere diverso  maggioritario di una Commissione internazionale qualificata  di esperti: l’autorità religiosa riprende a non dialogare, ascolta e decide in aut-archia. Ma l’autonomia viene attivata anche dalle coscienze degli uomini e donne nel dialogo responsabile di coppia, che non può non distinguere gesti unitivi e atti  procreativi, in una generatività relazionale e comunicativa globale.
1968 e segg. Teologia della liberazione in America Latina, CELAM Medellin (oggi Teologia e liberazione).
1969-71 * In Italia nascono CL, Caritas (su spinta di Paolo VI, organo pastorale), l’Azione Cattolica prosegue nella “scelta religiosa”, nella mediazione culturale-religiosa
1974 Referendum e cattolici democratici per il no
1978 elezione P.Giovanni Paolo II: stigmatizza teologia della liberazione, marxismo, capitalismo e consumismo, è  contro aborto, sacerdozio donne, e per il celibato dei preti.
1979 reazione di Woityla contro la teologia della liberazione, Ratzinger ’84, ’86, nell’80 ucciso Mons.Romero. Normalizzazione a mezzo di nomine vescovili docili.
1980 * GP II e il Movimento del Rinnovamento dello Spirito
1981 Ratzinger nominato Prefetto della congr.per la dottrina della fede.
1981 A. Monticone presidente ACI: continua la "scelta religiosa". Boffo (CL) antagonista.
1982 * Opus Dei prelatura personale,
1983 Nuovo CDC
1984 (’85) Ratzinger con Messori “rapporto sulla fede” (primi anni 2000, lettera vaticana sui delitti più gravi: R. incriminato nel Texas per ostacolo alla giustizia sulla vicenda dei preti pedofili, nel 2005 dichiarato non processabile perché il Vaticano è stato sovrano)
1984-85 Istituito l’8‰: Poletti dichiarerà che non tutti i parroci sono stati solerti
1985 Giornata mondiale gioventù, "fenomeni collettivi di aggregato" graditi da GPII, eventi fusionali attorno ad un leader di cui cresceva il carisma
1986 Incontro interreligioso di Assisi: pregare ciascuno il proprio Dio per la pace, GPII chiese una “tregua di Dio”. Assente ad Assisi Ratzinger
1987 C.M.Martini: inizio Cattedra dei non credenti a Milano
1988 Mulieris dignitatem GPII
1989 Papa respinge la “dichiarazione di Colonia” di oltre 150 teologi, e conferma tale orientamento nel 1998 sugli obblighi dei teologi nel seguire i vescovi. Nasce in Italia la SIRT, teologi filo-autorità (Fisichella ecc.) usciti dall’ATI. Sartori non può più insegnare alla Lateranense; disconoscimento della JOC
1990 Redemptoris Missio, per raddrizzare il timone dopo Assisi
        * Riconoscimento da p. di G P II del Cammino neocatecumenale
1991 Educare alla legalità (anche contro la corruzione)
1991 RUINI  Pres. CEI
1992 Cattedra dei non credenti (libro)
1993 Doc. Interpretaz.della bibbia nella chiesa: interpretazioni contestuale della bibba, lettura femminista, della liberazione…(2006/7 notifica contro Jan Sobrino)
1994 GPII Varcare le soglie della speranza
1994-5 (Palermo)-6, 1997: Progetto culturale orientato in senso cristiano; D.Boffo direttore de l'Avvenire, dal 1998 SAT 2000; nel ’97 viene “commissariata”la Società S.Paolo e sostituito d.Zega responsabile di Famiglia Cristiana
1995 Giovanni Paolo II Ut unum sint sull’ecumenismo
2000 Dominus Jesus Woytila-Ratzinger (freno sull’ecumenismo?)
2002 Legge che modifica le norme sul falso in bilancio. Indifferenza della chiesa.
2002 Nasce retinopera per rilanciare il Progetto culturale e la Dottrina sociale della Chiesa unendo tutte le sigle delle associazioni cattoliche legate (d)alla CEI.
2002 Accettate immediatamente le dimissioni del card.Martini (75 anni).
2003 Nassyria: omelia Ruini per i caduti; 2003-04 (2007), affinità con il governo di dx, e distinzione dal Papa che aveva parlato contro ogni guerra, e messo sempre al centro la dignità di ogni persona. Immissione in ruolo insegnanti IRC
2004 Legge 40 "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" (Berlusconi)
                * Riconoscimento dei Cursillos de cristianidad
2005 Elezione Benedetto XVI; in una situazione di incertezza nella chiesa e nella società, invece di riprendere un orientamento sinodale-conciliare, si è preferito affidarsi al pensiero di un teologo, già Prefetto per la dottrina della fede, custode dell’ortodossia; questo ha rafforzato al massimo vertice la strategia ecclesiastica “politica” italiana. Creazione di Scienza & Vita, C.Casini ideatore astensione referendum del 12-13.6. Ruini istituzionalizza politicamente ed estende la scelta; 26% circa votanti: non valido
Littizzetto: dic. <eminenza, a natale panettone o pandoro, non è che possiamo scegliere da soli…>
2006 Welby: funerale religioso negato da Ruini
                Bertone alla Segreteria di Stato Vaticano
                Ratzinger a Regensburg
2007 Prodi - Bindi: DICO vs Family Day
Polemiche sull'8 ‰ (C. Maltese 2008, La questua)
Bagnasco Presidente CEI. Lettera Bertone a Bagnasco: riserva dell’ambito  politico alla Curia     
              romana
                Benedetto XVI Motu Proprio sulla messa tridentina (A. Grillo, Oltre Pio V)
2008 minaccia riduzione finanziamenti scuole cattoliche, protesta e rientro ampio
2008 B XVI in Francia: “nessuno è di troppo nella Chiesa (pensando ai lefebvriani). Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire a casa sua e mai rifiutato. Sforziamoci di essere sempre servitori dell’unità!” (critiche forti dall'espiscopato francese).
2008-09 (febbraio) Caso Englaro: Barragan: assassinio, cattolici portano panini alla clinica
2009        mar - Senato testamento biologico
mag - Famiglia Cristiana, le veline, il capo del governo
lu - reato clandestinità, ronde ecc.; Mons. Marchetto su ronde, su sicurezza,  prese di distanza del portavoce vaticano
agosto-  Feltri - Boffo
                ago/sett - divergenze Osservatore Romano - Boffo "esagerato" (CEI)
                cerchio-botte su scudo fiscale, purché  soldi utilizzati bene
nov - dichiarazioni Bagnasco (Bertone) clima di odio 'pericoloso' per l'Italia e con una 'conflittualita' sistematica'
cinismo feroce-ironico di Feltri: quelle su Boffo erano bagatelle.
Padania e Calderoli: Tettamanzi come imam, inadatto al territorio "cristiano".

 

 

 
 
 

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