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Verso il terzo incontro, a Napoli, 17-19 settembre 2010, per riflettere assieme sulle parole di Dietrich Bonhoeffer: “Pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini”

Ai fini del chiarimento di cosa vogliamo, sia il confronto avuto a Firenze e quello successivo apparso sul sito www.statusecclesiae.net, nonché quello generosamente ospitato dalla sensibilità di padre Alberto Simoni su www.koinonia-online.it/forum sono stati utili. Ci pare sia emerso con chiarezza come la nostra iniziativa sia molto umile e preziosa al tempo stesso. Non vogliamo essere un movimento o una federazione di altri movimenti e gruppi e tanto meno un gruppo di pressione ecclesiale. Con sofferenza sincera abbiamo resistito, in occasione del secondo incontro di Firenze, alla pressante richiesta di alcuni di noi per prender posizione su alcuni fatti recenti della cronaca ecclesiale, come l’allontanamento di don Santoro dalla sua parrocchia o le parole del vescovo Babini contro gli omosessuali. Riteniamo che i gruppi di pressione all’interno della Chiesa, ove ci sono, giochino un ruolo estremamente importante, ma noi non siamo nati per questo.

Come dicevamo fin dal primo invito/documento “il nostro non è (…)un invito alla creazione di un movimento o alla contestazione o chissà a che altro, come una Chiesa alternativa, ma la volontà che la libertà dei figli di Dio, il confronto sine ira, la comunione e lo scambio non si spengano. Per questo invitiamo quanti condividono questa sofferenza, ma al tempo stesso la speranza del Regno e la volontà di una Chiesa umile e vicina agli uomini, ad un incontro, per confermarci a vicenda nella fede.”

Due cose ci sembrano prioritarie in questo momento della vita della Chiesa in Italia. La prima è la doverosa costatazione che la Chiesa che vuole vivere del primato del vangelo, fedele al Concilio, esiste e si esprime in forme innumerevoli: in tanti gruppi, in tante parrocchie, spesso anche se non sempre attorno a un prete che assolve al suo compito primario che è quello di riconoscere i carismi dello Spirito per farli vivere nella comunione del corpo di Cristo, secondo lo statuto del popolo di Dio pellegrinante nella storia. Lo spirito vitale di questa Chiesa non si lascia spegnere. Non è una Chiesa di “puri”, senza peccato. Non è una Chiesa a parte dalla grande Chiesa una sancta catholica, ma dentro di essa, grata ad essa come alla propria madre, sofferente per essa e assieme ad essa, partecipe della sua santità e del suo peccato. Di questo dobbiamo essere grati ogni giorno al Signore.

Ma la seconda cosa è che questa Chiesa non ha oggi voce. Esiste un disagio sensibile, per quanto coperto dal silenzio o sommerso dalle voci dominanti, e questo disagio ha una ragione di fondo. Il regime di separatezza che vige nella Chiesa separando lei dal mondo, a cui pure è inviata, e dividendola al suo interno tra chierici e laici, che pure sono accomunati da una medesima vocazione battesimale. Lo scandalo della pedofilia ha fatto emergere l'una e l'altra cosa in modo evidente. La dirigenza ecclesiastica sembra ritenere - di fatto, se non anche di diritto (ma spesso anche di diritto!) - di non dover rendere conto al mondo dei suoi comportamenti, e solo davanti all'esplosione dello scandalo ha ritenuto, ma con grande fatica, dopo un istintivo arroccamento e diversi tentativi di minimizzazione, di correggere quest'atteggiamento. Quasi che l'onore e la santità della Chiesa non consistesse, evangelicamente, nel riconoscersi peccatrice e bisognosa di perdono, e quasi che i reati commessi dal clero non dovessero essere giudicati dai tribunali civili, come quelli di tutti gli uomini. Ciò che questo scandalo ha messo in crisi è, in definitiva, come dice il padre Radcliffe, tutta una “concezione del sacerdozio, con la sua distanza dalla gente, il suo uso del potere, la sua concezione della morale come controllo.” D'altra parte, ogni denuncia del peccato della Chiesa che non si faccia carico del suo peso, è cristianamente spuria, collocandosi in uno spazio astratto presuntivamente immune dalla colpa ed esonerato dall'obbligo di conversione.

In questa situazione noi proponiamo qualcosa di molto umile e forte al tempo stesso: la creazione di uno spazio di comunione dove nessuno sia escluso, dove non ci siano censure, dove ognuno possa alimentare la propria speranza ed essere sostenuto nella fede, dove i conflitti non vengano messi a tacere ma vissuti con la magnanimità di coloro che sanno che l’amore del Padre abbraccia e “sostiene” tutti, perché Egli sia adorato nei loro cuori.

Questo sono stati Firenze 1 e Firenze 2 e questo vuole essere il prossimo incontro a Napoli. Il tema che abbiamo scelto per l’incontro di Napoli è una famosa frase di Bonhoeffer, quasi sempre non compresa nel senso preciso che ha avuto in quei famosi pensieri per il battesimo del nipotino Dietrich Wilhelm Rüdiger Bethge, nel maggio del 1944, alla vigilia del fallimento della congiura contro Hitler: “Pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini”.

Lo svolgimento dell’incontro, che si protrarrà dal venerdì 17 settembre prossimo, alla mattinata della domenica successiva, presso la casa dei Gesuiti in via S.Ignazio 51 a Napoli, comporterà tre momenti fondamentali:

  • Uno sguardo, nel tardo pomeriggio e sera di Venerdì, alla congiuntura che viviamo, in cui per un verso la strategia volta a stravolgere la Costituzione sembra aprire scenari preoccupanti per la stessa democrazia e per altro verso si assiste al “tradimento” del concilio. Parliamo consapevolmente di “tradimento” e non di negazione, perché a volte il concilio non viene negato, ma inconsapevolmente travisato nelle sue intenzioni centrali.
  • Al secondo giorno, nella mattinata di Sabato, il tempo sarà dedicato interamente alla meditazione delle parole di Bonhoeffer e al loro significato per noi oggi, con una sola relazione e una discussione plenaria.
  • Il pomeriggio del Sabato due comunicazioni, una sul criterio evangelico della giustizia e un’altra sul significato concreto di ciò che è giusto fare fra gli uomini oggi in Italia, daranno l’avvio alla discussione, dove cercheremo di dare spazio anche a qualche testimonianza, nello stile già sperimentato a Firenze.
  • La domenica mattina ci sarà infine una riflessione sul senso del “pregare” oggi nella Chiesa. La celebrazione dell’eucaristia concluderà l’incontro.

Non siamo ancora in grado di dare tutti i dettagli. La presente lettera vale anche come invito per tutti a contribuire con ulteriori suggerimenti e ad avviare il confronto comune sul sito www.statusecclesiae.net, indirizzando i loro pensieri alla nostra segretaria Licinia Magrini licinia.magrini@gmail.com.

Il gruppo dei promotori: Angelina Alberigo, Maria Cristina Bartolomei, Simona Borello, Gianfranco Bottoni, Mario Cantilena, Angelo Casati, Gion Gieli Derungs, Paolo Giannoni, Luciano Guerzoni, Licinia Magrini, Giancarlo Martini, Giovanni Nicolini, Enrico Peyretti, Ugo Gianni Rosenberg, Giuseppe Ruggieri, Silvia Scatena.

 


 
 

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