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IN MARGINE AL CONVEGNO DI BRESCIA

 Felice Scalia

 


   Come sempre, ritorno a casa rincuorato dal confronto con tanti amici che, pur tra mille difficoltà ed incomprensioni, non hanno dismesso il “sogno” di portare alle nuove generazioni e al mondo “il Vangelo che abbiamo ricevuto”. Questa “consolazione” non è cosa da poco. Non è una delle tante illusioni con cui ci facciamo coraggio. Almeno per me. Mi trovo più aperto alla preziosità delle ”consolazioni”; da quando ho capito (?) perché lo Spirito sia “il Consolatore”. Finché ci confrontiamo e facciamo esperienza di unità di meta se non di cammino, “nessun lucignolo fumigante si spegne”, nessuna “canna fessa” si rompe. 

Dunque grazie agli infaticabili organizzatori ed a ciascuno dei convenuti. 

   Centrato il tema – mi pare. In modo morbido ma deciso, come dirò, abbiamo guardato in faccia un “sistema” di fronte ad un diverso “sistema”. 

   La non-conclusa vicenda dei lefebvriani, la preoccupazione, perdurante almeno due pontificati, di salvaguardare e difendere la “fides quae”, l’ecclesiocentrismo in rimonta, insomma tutta la querelle post-conciliare, ha fatto dimenticare che noi cristiani stiamo ingoiando non un moscerino, ma una trave. E ci siamo trovati oggi con chiese aperte alla gente ma con i cuori della gente chiusi al Dio della Vita. La nostra chiesa ha affermato i suoi dogmi, tiene caro il suo Denzinger, ma ha sposato sostanzialmente un “sistema” che quei dogmi li contraddice in pieno. Con buona pace di chi la pensa diversamente (Michael Novak, per tutti), e senza misconoscere che il “sistema” finanziario-capitalistico attuale ha portato benefici innegabili nei “privilegiati”, credo si possa dire che fondamentalmente siamo nell’anti-Regno come trama “normale”, tanto da fare decadere in utopia una diversa organizzazione del nostro vivere sulla terra, diversi rapporti interumani, un diverso approccio ai diritti di ogni uomo e del creato, una chiesa “altra”, una diversa accoglienza del “Regno”. Che altro vuol dire “centralità” del mercato, del denaro, della finanza, se non detronizzazione della centralità dell’Amore, della relazione interpersonale, di Dio?

   Se non ho capito male, l’annuncio di Gesù del “Regno” consiste nel fatto che Dio pone mano per essere “il centro”nella vita umana, e che la sua “basileia” si misura dalla nostra disponibilità a vivere nella pace della figliolanza e della fratellanza, liberata da ogni idolatria. L’annuncio del Regno è anche l’assicurazione che una vita degna dei figli di Dio è possibile, che non sono matti quelli che credono nella possibilità della pace, della speranza, di un destino di vita eterna per i figli dell’Amore. Si tratta di un avvenimento “in fieri”, non della rivelazione di una “dottrina” teorica su Dio e le cose divine che, per il fatto stesso di essere accolta dalle nostre menti, ci salva.

   Tutto questo (per quello che ho potuto capire) mi pare sia stato detto nelle relazioni teologiche, perfette, ammiccanti a volte, comunque luminose. Relazioni tese ad essere accolte (e non mimetizzate) in un terreno economico che se non è l’inferno in sé, è l’anti-Regno per il modo come si realizza. Se non ci fossero alternative al “mercato”, i dirigenti delle banche centrali sarebbero i nostri “pastori”, non ci sarebbero “pascoli erbosi”, e sparirebbe dalla terra ogni speranza per gli sfortunati ai margini del “sistema”. 

   Ma…

   Ma porto a casa anche un grave problema irrisolto. Dove andiamo con i nostri convegni? Basta l’esito “consolatorio” personale?

   Si dice ordinariamente che il nostro gruppo sia nato con “Firenze 1”. Veramente i natali sono un po’ più indietro, nella chiacchierata milanese con Giuseppe Alberigo, Melloni, Ruggieri ed altri, su una deriva che la chiesa di Ruini stava prendendo e per cui ci si chiedeva “che fare?” Forse l’inizio dell’inizio è nel 1978 quando il prof. Alberigo ed alcuni membri dell’Istituto di Scienze Religiose di Bologna, inviarono una lettera ai partecipanti al conclave: “Per un rinnovamento del servizio papale nella chiesa alla fine del XX secolo”. Anche quella lettera aveva come presupposto un “non possiamo starcene con le mani in mano”. Ed ora, a chi mandiamo segnali? 

   Se è vero che queste sono le origini del nostro gruppo, mi chiedo dove siamo arrivati. Bella la lettera del Vescovo di Brescia, ma chi ha mandato in sua vece? I “molti impegni” saranno magari veri impegni, ma non c’è il rischio che anche un qualche contatto con questi “prossimi all’eresia” (!) non sia affatto gradito in alto loco? Ed allora a chi parliamo? Con chi “dis-corriamo” del Vangelo che abbiamo ricevuto”?

   È chiaro che nessuno vuole essere alternativo alla gerarchia, nessuno vuole un’altra chiesa, ma una chiesa “altra” sì, e come. Ma temo che anche desiderare un maggiore rispetto degli aperture del Vaticano II, diventi opinione ambigua e pericolosa. 

   “Sic stantibus rebus”, non dico affatto di scioglierci, ma di ripensare finalità e modi. Anche le “grazie” sono avvenimenti dello Spirito, e bisogna pur tendere l’orecchio per intuire se non donde vengano, almeno verso dove vadano.

 

 

 

 
 

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