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La qualità celebrativa, di don Aldo Lamera*

 

RIFLESSIONI SUL TEMA DELLA MESSA

 

 (nel documento che segue Don Aldo sviluppa il tema della "Qualità celebrativa ", un argomento su cui , come si può dedurre dal testo, alcuni anni fa si è sviluppata una discussione in seguito ad uno scritto dell'Arcivescovo Cardinal Tettamanzi. Il testo ha fatto  parte di un commento richiesto dal movimento "Noi Siamo Chiesa" come contributo alla preparazione di un convegno dedicato all' Eucarestia).


Volentieri rispondo alla richiesta fatta di dare un mio parere sulla lettera di Don Angelo Casati indirizzata all'Arcivescovo, lettera che condivido pienamente e mi conforta poiché ritengo importante dialogare in modo aperto su temi così vitali per la nostra fede.

Don Angelo, si chiede cosa possa significare "l'alta qualità celebrativa." Nel Piano Pastorale "Mi sarete testimoni" del Cardinale c'è un passaggio che raramente trovo citato e approfondito dai vari Uffici curiali, decanali e sacerdotali. Mi riferisco, in particolare, a questa citazione :"In questa luce, celebrare l'Eucaristia, curandone l'alta qualità, significa far sì che la Messa costituisca davvero il momento da cui scaturisce l'impegno quotidiano di servizio ai fratelli in famiglia, nella Chiesa e nella società. Significa, insieme, far sì che l'impegno di servizio nell'amore renda vero, e non illusorio, l'incontro con il Signore Gesù." Queste parole ci chiedono di rivolgere il nostro amore in modo preferenziale a quanti hanno maggiormente bisogno: a chi soffre, a chi è malato, drogato, carcerato; a chi è solo o emarginato; a chi è più debole e indifeso. Ci viene chiesto di dare il nostro amore, il volto della solidarietà, di chi è attento ad ogni povertà ed è pronto a pagare di persona, spendendo tempo, energie, intelligenza, competenza ed anche soldi.

E' sfuggita a tanti, forse allo stesso Cardinale, la portata travolgente di tali parole che sottolineano l'illusorietà di una fede senza azioni. Quante energie vengono spese per organizzare solenni celebrazioni eucaristiche che possono anche coinvolgere profondamente gli animi dei partecipanti! Non sono tuttavia la minuziosità dei riti né la perfezione delle formule o lo sfarzo dei vestimenti a garantire la "validità" della Cena eucaristica. Anzi queste rappresentazioni sono pericolose perché alimentano l'illusione di bastare a se stesse! Perché non lavorare su questo punto così importante e assoluto? Come renderlo efficace e trasparente? Si sa che non è facile ma è importante evitare di percorrere strade illusorie e fuorvianti.

 Se è vero che "l'alta qualità" consiste essenzialmente in una scelta d'amore preferenziale verso coloro che hanno maggiormente bisogno, se è vero anche che tale scelta va vissuta nella vita quotidiana e non solo e non tanto nella Messa, ciò significa che l'Eucaristia può essere testimoniata nel quotidiano anche da chi non partecipa alla Messa mentre non è vero il contrario. Se la mia vita è priva d'Amore per chi ha bisogno, la mia Messa resta un'esperienza puramente illusoria. Il Vangelo è molto chiaro nel suo messaggio: "Fate questo in memoria di me" è un richiamo forte agli uomini a realizzare le scelte che Gesù ha vissuto e non un semplice invito a partecipare al rito della Messa. E' vero che la Chiesa ha sempre parlato d'Amore e di testimonianza ma la Messa non è il luogo privilegiato dell'Eucaristia, intesa in senso evangelico; spesso nelle nostre Messe è difficile persino cogliere la dimensione d'Amore che dovrebbe permeare i gesti che accompagnano il rito. Tutto sembra ridursi ai gesti simbolici e tali restano se chi partecipa non vive la solidarietà verso i fratelli, se non condivide nulla con gli altri, se non è disposto a "spezzare" a "versare" qualcosa di sé per chi ha bisogno. Le stesse preghiere diventano parole vuote se non contengono la volontà di scelte radicali, quelle scelte che hanno fatto dire al pubblicano Zaccheo: "Do la metà dei miei beni ai poveri..." (Luca 19, l-IO)

Solo in un'esperienza di fede vissuta nel messaggio evangelico la Cena assume un significato importante per l'esperienza cristiana. Non basta affermare che la comunità dei credenti nasce intorno all'Eucaristia: ciò è vero solo se dal confronto col "memoriale del Signore" scaturiscono risposte opportune, concrete, operative per la realizzazione del Regno di Dio sulla terra. Partecipare alla mensa eucaristica con l'animo pieno di egoismo, di orgoglio, di individualismo è un'indegna parata che offende il senso evangelico del "Fate questo in memoria di me" lo svuota di significato, lo riduce ad una semplice rappresentazione teatrale.

Non è solo la Messa ad essere in crisi ma il modo di vivere di tanti cristiani che dimenticano il Vangelo di Gesù. Il "mistero" di cui parla Don Angelo è per me svelato in questo Gesù di Nazaret, in carne ed ossa, sempre rivolto a Dio e alla sua volontà, fino a diventarne il "figlio prediletto". Dimenticare la concretezza di Gesù e le sue scelte di vita, significa perdere l'essenza dell'essere cristiani e non è certo la partecipazione ad una Messa che permette di riscoprirla e di viverla.

 Ritorniamo, comunque, a riflettere sulle nostre Messe: è necessario sciogliere alcuni "nodi" i quali, invece di aiutare a comprendere, contribuiscono a coprire "il mistero":

 a. Che cosa è stata storicamente la cena del Signore? La sua ultima Cena? Non si sono sovrapposte altre visioni religiose e dogmatiche che non erano presenti in Gesù e neppure da Lui pensate? Sui temi "del sacerdozio, della presenza reale, della transustanziazione, del sacrificio, del capro espiatorio, del servo sofferente...", moltissimi studiosi sono oggi concordi nel distinguere il pensiero di Gesù da quello degli Evangelisti, di Paolo, di Giovanni, delle prime Comunità.

Non si è fatta una forzatura nel vedere un rapporto di l'onlinuil:ì l' di subordinazione tra la pasqua antica e la pasqua nuova, tra la visioni di un Mosè liberatore del suo popolo e quella di Gesù liberatore dell'Umanità intera? Non si sono fraintese categorie culturali e manipolato linguaggi, con il risultato di mistificare il senso della morte di Gesù e della sua ultima Cena?

Queste sono alcune delle domande che è doveroso farsi, non per sminuire l'importanza del messaggio pasquale ma per comprenderlo a fondo, liberandolo da sovrastrutture culturali che possono trarre in inganno.

Credo che Don Angelo, nella sua lettera, con queste parole: "Da tempo mi vado chiedendo se, anziché aggiungere cosa a cosa nei riti, non sia l'ora questa di incominciare pazientemente ma fermamente a scrostare dagli ispessimenti, dai soffocamenti, dalle verniciature sovrapposte nel tempo l'affresco." intendeva la stessa cosa.

Lo "spezzare il pane e versare il vino" sono gesti di grande carica simbolica, segni tangibili di una testimonianza di vita, vissuta per gli altri e coerente fino alla morte: ridurli a un rito sacro rischia di svuotarli del significato profondo che essi racchiudono.

Il voler sottolineare il rapporto "l'agnello sacrificale" e il sacrificio di Cristo, offerto a Dio come risarcimento delle offese che l'Umanità gli ha arrecato, ripropone un immagine di un Dio da Antico Testamento, un Dio vendicatore, immagine lontana dal Dio evangelico, Dio misericordioso, Padre di tutti gli uomini. Il gesto di Gesù, liberato da queste interpretazioni teologiche, acquista una forza maggiore, capace di parlare al cuore e alla mente degli uomini; è il gesto di un uomo che paga il "prezzo" del suo coraggio e della sua coerenza.

b. Anche sul piano "tecnico" dovremmo porci alcune domande. Ha senso continuare a proporre minuziose norme, da noi parroci spesso disattese, o sottigliezze che anche Don Angelo denuncia per la loro inconsistenza rispetto al "mistero" (il salmo responsoriale cantato completo o solo nel ritornello..)? Anziché disperdere energie nelle formalità, non sarebbe più importante valorizzare il nucleo centrale della Cena del Signore, lasciare maggiori partecipazione alla Comunità, non preoccuparsi di uniformare le Messe ad un canone rigido ma fare della Messa un momento di vita in cui vengono portati i problemi, le preoccupazioni, gli impegni, le gioie e le speranze di chi partecipa?

Spesso noi Pastori siamo costretti ad operare continue "meditazioni", anche sui testi delle. preghiere che non sempre rispondono allo spirito evangelico, per essere più vicini alla sensibilità e alle esigenze dell 'uomo di oggi. Mi chiedo che senso abbia continuare a riproporre una figura di un sacerdote celebrante come unico garante della validità dell'Eucaristia: egli deve dare l'autorizzazione e la benedizione a chi legge, egli deve controllare le preghiere dei fedeli. . ..E' una sorta di presidenza soffocante che non fa maturare la Comunità, sempre più assente, poco partecipante perché non coinvolta.

c. E' necessario riscoprire l'Eucaristia. La lettura di un testo di Ortensio da Spinetoli "Bibbia e Catechismo" mi ha illuminato su alcuni punti che propongo alla riflessione di tutti:

la Cena del Signore è il convito per eccellenza in cui "poveri, storpi, ciechi e zoppi, buoni e cattivi" si ritrovano insieme ai sani e ai benpensanti. Gesù si è trovato a tavola con della persone indesiderate (gli scribi e i farisei) e persino riprovevoli (i pubblicani) e ha comunicato egualmente con tutti loro. Neanche la presenza dei dodici era una compagnia sempre gradevole, ma è rimasto con loro...L'altare, il tabernacolo possono restare alloro posto, ma non debbono nascondere né le reali prestazioni di Gesù sul piano storico, né le implicazioni riguardanti il cristiano..... .Bisogna riportarsi nel cenacolo, nella sera del giovedì santo e rivivere le emozioni ma soprattutto le sofferenze di Gesù, con il proposito di non offrirle al Padre, ma di farle proprie, nel tentativo di dare esecuzione allo stesso progetto per cui egli è morto. L'interpretazione tradizionale sembra aver arricchito, in realtà ha impoverito, se non distrutto, il significato dell'Eucaristia. Per ritrovarlo bisognerebbe accantonare le interpretazioni teologiche, giuridiche attribuite alla passione morte di Gesù, per ritrovarsi davanti al profeta di Nazaret, confuso tra gli uomini della sua generazione nell'intento di liberarli dalle ossessioni della legge o dalle complicazioni dei riti e restituirli alla piena libertà dei figli di Dio. La devozione eucaristica può avere il suo posto, ma non deve attenuare la portata storica e profetica della vita e della morte di Cristo.

Sono convinto che questa visione dell 'Eucaristia, della Messa, sia sempre stata presente e vissuta nei secoli dal cristianesimo ed ha anche, nella Chiesa ufficiale e attuale, una sua legittimità. E' per questo che continuo a celebrare ancora con gioia la Messa, anche se opero tagli e "meditazioni".

E' necessario però non dimenticare che rinnovare l'Eucaristia significa percorrere la strada del Vangelo di Gesù, risalire con coraggio la sua china : rivivere lo spirito dell 'Ultima Cena.

E non credo neppure io che la strada sia quella dei proclami dall'alto, delle varie encicliche "Chiesa della Eucaristia" e relative circolari;dei vari incontri silenziosi o ripetitivi dei vescovi, dei Congressi Eucaristici trionfanti.

Don Aldo Lamera

S. Pietro Cusico, luglio 2004

 

* Don Aldo Lamera è stato ordinato sacerdote nel 1955. Dal 1966 al 2008 è stato parroco della parrocchia di San Pietro Cusico (Zibido S. Giacomo –Mi),  presso la quale si è formato ed ha operato per anni il “Gruppo Strada”a suo tempo gruppo attivo nell’ ambito delle Comunità di Base. Il gruppo si è dato in seguito alla ricerca su temi teologici e prosegue tutt’ ora con periodiche riunioni di approfondimento e con l’ organizzazione di conferenze sul tema.

Don Aldo ha fondato  negli anni ottanta una casa di accoglienza  dando vita ad una comunità che nell’ arco degli anni ha ospitato centinaia di famiglie e di singoli (stranieri e non) con lo scopo di dare loro dapprima una abitazione , poi un inserimento nel mondo del lavoro ed infine una casa ed un inserimento nel tessuto sociale del paese. Per dare continuità alla sua opera sono sorte accanto alla Comunità anche una Cooperativa di lavoro e servizi ed una fondazione dedicata alla gestione degli immobili che vengono dati ad affitti sociali alle famiglie n stato di necessità.

Attualmente in pensione, vive ancora presso la Parrocchia e la Comunità in San Pietro e continua con passione a dedicarsi agli studi teologici con cui prosegue nell’ animare il gruppo di ricerca ed a ispirarlo con il suo impegno evangelico verso i più deboli.

 
 

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