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"Appunti sintetici" della meditazione di Arturo Paoli sull'eucaristia, a Torino, il 21 settembre 2005

a cura di Enrico Peyretti

 

"Prendete e mangiate, questo é il mio corpo": come intendere oggi queste parole, in un pensiero che non dipenda dalla filosofia dell’essere (sostanza, accidenti, transustanziazione), che non é più intesa? La concezione di Dio nel mondo semita é di Dio creatore, cioé presente nel mondo, perché la creazione é permanente, continua. C’é nella Bibbia una immagine di Dio potente, tremendo, lontano, e anche un’altra, quella dei profeti, kenotica, in cui Dio rinunzia all’onnipotenza per farsi prossimo, vicino, specialmente nell’incarnazione, al fine non tanto di redenzione, espiazione, ma per "dare la vita al mondo", cioé portare a pienezza il progetto creatore di Dio nella storia, specialmente nell’uomo, che é il riassunto della creazione: noi siamo tutte le cose, eppure limitati, peccatori.


Cosa vuol dire essere peccatori? Significa essere incapaci di accogliere in noi la pienezza della vita. Noi la rifiutiamo. In Giovanni Gesù é la vita. Giovanni 5: "Il Padre opera (crea) sempre e io devo operare sempre", anche di sabato. Va incontro a tutte le carenze di vita: "Vai! Cammina!". Più che trasgressione di una legge, il peccato é rifiuto della vita, un arresto della crescita, a volte definitivo. Sviluppati di fuori, possiamo essere dentro degli aborti, non cresciuti.


Gesù nella sinagoga di Cafarnao: "Se non mangiate la mia carne... non avrete la vita. Se mangerete... avrete la vita". Solamente l’accoglienza della vita che viene da Dio é vita. Vita é capacità di convivenza, amore, donazione, responsabilità verso il mondo, affinità con la vita di Gesù. Egli é colui che accoglie pienamente in tutto se stesso la vita che viene dal Padre. Spirito significa centro della nostra volontà, non significa cose invisibili. Eucaristia é infusione d’amore. Più obbediamo a questa vita, più ci avviciniamo al modello di vita che é Gesù.


Una prima interpretazione dell’eucaristia fu quella greca, nelle categorie del pensiero greco.


Un Dio uomo? Questo il tema dato a Emmanuel Levinas, filosofo ebreo, dagli intellettuali cristiani francesi. Levinas (severo col cristianesimo, che per lui é una interpretazione errata della Bibbia) disse: noi non accettiamo l’incarnazione, ma Gesù é importante. Poi riprese dall’Antico Testamento tutti gli episodi di svuotamento di Dio, che scende accanto all’uomo per aiutarlo ad essere figlio di Dio. L’interesse di Dio in questo avvicinamento é liberare l’uomo da tutte le forme di schiavitù e dipendenza: non solo le pulsioni interne (Freud) ma gli imperi, i regni. Dio é "una forza che va alle fondamenta dei poteri". Levinas prende quella parola dei vangeli: "non ha dove posare il capo"; l’umiltà di Dio é la forza che rovescia le potenze della terra. E’ una potenza che accetta l’impotenza. De Foucauld direbbe: ha scelto "l’ultimo posto", ma non per soffrire, fare penitenza, espiare, bensì perché questa povertà scalza dalle fondamenta le costruzioni del potere sull’uomo. Non si realizza la fraternità senza scalzare il potere dell’uomo sull’uomo, lo sfruttamento, l’inferiorità, l’impedimento a vivere, che si tratti di forme politiche o religiose: Gesù attacca il Tempio.


Gesù lava i piedi per sradicare il potere. La grande forza é rinunziare ad essere più degli altri: non la rinunzia a perfezionare la nostra vita, ma ad usare la perfezione per dominare, a servirci di qualche nostra capacità per stare al di sopra degli altri.


L’eucaristia é un’offensiva permanente contro il potere, é offerta di liberazione da tutte le servitù, per realizzare fraternità, cioé uguaglianza, amicizia, il semplice amare. E’ la forza liberatrice di Cristo in noi.


Un dilemma: l’eucaristia pensata nella cultura greca o in quella semitica. In questa, l’incarnazione simbolica di Cristo nell’eucaristia, che continua ad incarnarsi in noi, é l’accettazione dell’ultimo posto: non socialmente, ma lottando contro tutte le dominazioni, partendo dal piccolo, dal basso, dalla nonviolenza, direbbe Gandhi.


Non si tratta del povero, del miserabile, che offre il suo dolore a Dio. Non é questo che vuole Gesù. Si tratta che il povero prende coscienza della sua dignità, del suo diritto a realizzare la pienezza della vita. Oggi le comunità di base sono strettamente eucaristiche. L’eucaristia non ha bisogno di adorazione. E’ eucaristico non chi passa cinque ore davanti al santissimo sacramento, ma chi cerca la vita piena, che si raggiunge attraverso la solidarietà con gli altri. Perciò le comunità di base non organizzano violenza e forza, ma amicizia e accesso al diritto alla vita piena, sempre soffocata dall’organizzazione politica e religiosa. L’organizzazione tradisce l’eucaristia spiritualizzandola. Guardiamo la teoria dell’espiazione del peccato (ormai abbandonata dai teologi, ma dominante nei secoli fino a ieri): la morte di Gesù intesa come castigo supremo e tremendo: Dio perdona solo se il Figlio accetta tutta la tortura.


Un Dio finalmente appagato, la sua furia placata da tutta quella pena, finalmente può accondiscendere a perdonare.


Giustamente gli ebrei gridano: voi bestemmiate! Non avete mai letto il Cantico, Isaia, Ezechiele, Osea... Come potete dire che Dio non perdona senza quel prezzo di sangue?


Allora, perché Gesù ha accettato la croce? Perché ha portato nella sua carne l’amore intero di Dio per l’uomo, per la creazione, sebbene il mondo non lo accetti. E’ questo amore che lo spinge fin sulla croce: egli va avanti, anche se l’uomo lo rifiuta.

Cristo mette nel mondo questo amore fortissimo, che libera. "Mangiare la mia carne" vuol dire: questo amore é nulla se non diventa la vostra carne, cioé tutti gli aspetti e momenti della vostra vita. L’eucaristia é carnale: amate fino a dare la vita. E’ il dono di sé, della nostra carne, perché diventi come la sua, dono intelligente per realizzare vita giusta e piena. In questo accettiamo la vita di Dio, diventiamo figli di Dio. Nel tempo, lungo la distensione del tempo - ci dicono gli ebrei - dobbiamo cercare di diventare figli di Dio, non automaticamente col sacramento, in un solo momento. Amare con giustizia é la finalità dell’eucaristia.


Il messia - dicono gli ebrei - é nel mondo, sta a noi riconoscerlo e accoglierlo. C’é una storia ebraica. Un uomo va dal rabbino: "Quando arriverà il messia?". "E’ arrivato. E’ là, fuori dalle mura, con i lebbrosi". L’uomo corre, e lo vede: si sta fasciando le gambe con calma e dolcezza musicale. "Sei tu il messia?". "Sì". L’uomo corre felice ad annunciarlo a tutti: "Il messia é venuto!". Però, ci sono ancora guerre, mali, violenze. Allora ritorna triste dal messia, il quale gli dice: "Io sono il messia se voi ascoltate la mia voce". Si tratta di accoglierlo in silenzio, nelle nostre azioni.


Che cosa é pregare? La preghiera é accogliere Dio in noi, ascoltarlo. Non ci sono obblighi, formule che ottengano miracoli, non c’é da raccomandarsi ai santi.


"Gli uomini non l’hanno accolto". E lui ci dice: "Che devo fare di più? Mi sono fatto piccolo, un nulla, perché poteste accogliermi". Siamo in un mondo cristianissimo, che non ha accolto Gesù. "Né a Gerusalemme, né su questo monte, ma in voi". Quando avete accolto il Signore, avete in mano il mondo.


E’ l’anno sull’eucaristia, ci sono grandi congressi, gli facciamo templi d’oro, pur di tenerlo lontano da noi! Sei grande, ti onoriamo, sei il re dei re, ti adoriamo, purché non ti avvicini, non ci tocchi, tu non venga in noi!

 

 



Risposte a interventi

 

- La teologia della liberazione non propone un’altra dottrina, ma un altro punto di partenza: l’iniziativa di Dio che accoglie il grido dell’uomo, il suo lamento. Dio stabilisce una relazione con l’uomo; é l’essere che aiuta l’uomo nel suo bisogno, é provocato dall’uomo che dice: non ce la faccio! La perfezione é l’uomo che diventa capace di amare, che si libera dall’egoismo, che sa convivere. Oggi, come può salvarsi il mondo? Da dove cominciare? Dai bisogni umani degli offesi, dei poveri. Questo lo accetta anche Bush, ma dice: non possiamo! La moltiplicazione dei pani vuol dire che la distribuzione e la condivisione soddisfa i bisogni umani, accresce la ricchezza, mentre l’accumulazione capitalistica impoverisce, sottrae. In Brasile, ho messo dei ragazzi di strada a lavorare la terra: si sono entusiasmati, hanno visto sorgere la vita. Avevo preparato una pastasciutta, sono arrivati con un fascio di insalata e pomodori, gridando: "Siamo noi che ti manteniamo!". Hanno perduto la dipendenza, sono liberati!

 

- Sulla sofferenza: ha valore non in sé, ma solo se vissuta nell’amore: "Non ho niente da darti, ma ti do me stesso, la mia debolezza". Gesù é modello non perché ha sofferto - la croce é un delitto, solo un delitto - ma perché là si é donato all’umanità.


- Per continuare la creazione di Dio, quali scelte quotidiane sono da fare nel vivere, nel mangiare, nel consumare, per rispettare la natura? Abbiamo bisogno delle cose, ma con grande rispetto. La povertà evangelica non é la carenza del necessario.

- Il vescovo Bettazzi (presente alla conferenza) ha chiesto: come passare dalla chiesa com’é ora, a questa chiesa dell’eucaristia? Gesù ha detto, irritato: "Conoscete i segni dei tempi". Sono i tempi che decidono quali sono le vere esigenze dell’uomo, oggi diverse da cinquant’anni fa. Per esempio, é inutile oggi ostinarci a presentare la fede col pensiero di san Tommaso, mentre oggi il pensiero é diverso. Quello che é eterno é la Parola di Dio, che deve poter essere capita in corrispondenza alle esigenze dell’uomo. Il concetto di persona cinquant’anni fa era quello di Boezio ("sostanza individua di natura razionale"), oggi non più. L’uomo é uomo con l’altro. "Io sono gli altri" (Lacan). Il concetto di alterità é molto più vicino al vangelo, se l’uomo sa che si realizza soltanto con gli altri, che non é compiuto da solo. Questo cambierebbe anche la coppia: nessuno impera sull’altro, ognuno si modifica verso l’altro. Tu non esisti come "io", esisti con gli altri. Siamo nelle mani degli altri. E’ la nuova antropologia di oggi. Ero innamorato del personalismo di Mounier, ma gli mancava la dimensione dell’alterità. La chiesa cambierà: quando, in quanto tempo, non lo sappiamo. Se soltanto capissimo queste nuove concezioni ed esigenze umane! Non si escluderebbero i divorziati risposati, se si pensasse che la condizione unica per l’eucarestia non é una nostra "purezza", ma l’offerta di me, l’accoglienza di lui in me, invece che insistere sulla teoria della "presenza reale" secondo categorie (come la transustanziazione) che non parlano più, non dicono più la verità dell’eucaristia.

 
 

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