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Piccola Comunità Nuovi Orizzonti – Messina

Riflessione sul tema «Ma tra voi non così» (Lc 22,26)

in vista del quarto incontro nazionale de’ “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”

 

La riflessione si è sviluppata a partire dalla dicotomia tra fede e pratica religiosa. Da un lato la sfera tutta personale e intimistica della relazione verticale con un soprannaturale (il Dio della fede), la quale ci aiuta a vivere ogni frizione con la realtà storica sempre problematica in ogni dimensione la si consideri: scelte sociali, politiche, religiose, etiche e finanziarie, scelte di relazioni che spesso invogliano ad assumere ed esercitare forme di potere mondano. Dall’altro una pratica religiosa “collettiva”, “corale”, una “comunità” che sperimenta e verifica uno stesso cammino di Fede e si sostiene nelle scelte quotidiane.

Il punto focale di queste due inscindibili dimensioni è l’Eucaristia, nella quale il dono, l’amore dato gratuitamente, perché gratuitamente venga ridato, viene impiantato in noi. L’Eucaristia ci dà il criterio delle varie scelte e in essa impariamo l’uno dall’altro secondo la misura ricevuta. L’Eucaristia trasmessa e non tradita fa la Chiesa, il popolo di Dio, la comunità.

Per altro, l’affermazione di Gesù: “non così tra voi” denuncia l’esistenza di due modelli antitetici di “potere”: il “potere di questo mondo”, che “schiaccia e opprime”, ed la modalità del servizio cui i cristiani sono chiamati.

Il rapporto di Gesù col potere di questo mondo è stato di esplicito rifiuto: nel deserto ha rigettato la tentazione del potere; ha rifiutato la corona offertagli dal popolo, ha rinunciato alla difesa armata della sua stessa persona, ha evitato perfino il dialogo con il potere, ha insomma testimoniato con la sua vita e l’insegnamento che o si serve Dio, o si adora mammona (il potere dello sfruttamento e della repressione).

Il rifiuto di Gesù indica che per sconfiggere la logica del potere di questo mondo non bisogna assumerne le forme, i segni, gli strumenti con l’obiettivo di cambiarlo “dal di dentro”. Abbiamo, da cristiani, la necessità di ricercare, trovare, inventare nuovi strumenti di trasfigurazione delle relazioni sociali, per costruire una “città dell’uomo” sempre più somigliante alla “città di Dio”.

In questo momento storico i singoli credenti e la Chiesa (la romana e le altre) appaiono incapaci di profezia. Viene tradito lo spirito autentico del vangelo e la stessa dimensione politica dell’Eucaristia.

I segni di questo tradimento sono rilevabili nella progressiva estraniazione dalla pratica religiosa, nell’abbandono di valori consolidati, nell’accaparramento di privilegi, nel mancato servizio (lavanda dei piedi) alla custodia del creato, alla giustizia e alla pace. E’ pur vero che sui temi della povertà nel mondo, dei conflitti sociali, della famiglia, della sacralità e indisponibilità della vita la Chiesa si pronuncia, tuttavia non sempre praticando la liberazione delle coscienze e non sempre attingendo al Vangelo lo spirito originario del servizio (Mc 10, 42-45; Mt 20, 25-28; Lc 22,14-27; Gv 13,1-38).

Un segno di grande speranza sta nel continuo sorgere all’interno del popolo di Dio testimonianze di singoli preti (vescovi, sacerdoti, diaconi) e singoli laici, i quali con l’esempio e l’insegnamento indicano la strada del “potere come servizio”. Ma anche di numerosi movimenti di base che testimoniano con forza il messaggio di Cristo richiamando l’istituzione ecclesiastica a liberarsi da ogni forma di asservimento e connivenza con il potere dominante. Per la chiesa in Italia, il concordato che prevede che essa contribuisca al bene del popolo d’accordo col governo, non le permette di potersi mantenere veramente libera ed animata da spirito profetico. Allo stesso modo ci lascia esterrefatti il totale silenzio dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che a nessuno sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini?

L’eucarestia, da cui deriva la testimonianza cristiana, risulta quindi incompatibile con la strutturazione delle società nelle quali il potere non è quello dell’amore che si dà gratuitamente, ma quello che si fonda e si sviluppa nella modalità di forza/violenza. Ogni singolo cristiano, per quanto debba recuperare la dimensione verticale dell’essere ciascuno figlio di Dio, deve soprattutto «convertire», dirottare i propri modi di pensare, di vedere, di agire, di stare al mondo secondo la direzione impressa dal Vangelo e dall’Eucaristia: Ma voi non così. Perché l’Eucaristia è e rimane il gesto del Signore che si fa servo e si china a lavare i piedi stanchi (e rialzarli a dignità) delle donne e degli uomini con i quali condividiamo le fatiche della vita. L’Eucaristia non è una cosa che ci tira fuori dalla vita per celebrare incontri di preghiera e liturgie. Se la si vive secondo la dimensione politica e lo spirito del servizio, chi partecipa non ha bisogno di dichiarare la propria appartenenza all’una o all’altra chiesa, (ad una fede o ad un’altra, ecc.) perché è nell’Eucaristia che si fa la Chiesa, tra il sogno/speranza di liberazione visibile e l’essere canali di Cristo protagonisti in quello che succede ogni giorno della vita. Consapevoli che la “legge del vangelo” è che Dio non dà mai qualcosa a qualcuno perché la tenga per sé, ma perché ricevendola la metta a disposizione degli altri.

Icona del potere inteso come servizio responsabile e amorevole è quella della madre verso il proprio figlio soprattutto nel periodo in cui la crescita fisica, affettiva e intellettiva del piccolo è totalmente dipendente dalla madre.  

In ambito famigliare, in relazione ai figli potremmo parlare di potere della responsabilità, in relazione al partner potremmo parlare di responsabilità del potere. In ambedue i casi è il sentirsi chiamati a rispondere di qualcosa a qualcuno.

Sappiamo quanto il comportamento genitoriale influenzi profondamente la crescita e le scelte dei figli. Spesso traumi e difficoltà che permangono nella vita adulta sono frutto di comportamenti inadeguati nell’educazione e a volte di violenze perpetrate.

Nel caso di responsabilità nella coppia, luogo di possibile potere, la relazione fra i due vive la dialettica tra modello tradizionale (schema patriarcale), ancora fondativo, e l’attualità storica che sottolinea sia la pari dignità sia le pari opportunità tra uomo e donna. Convertire ogni tentazione di potere/dominio in un responsabile potere/servizio significa mettersi costantemente in discussione, sia come coppia che come genitori. Consapevoli che “l’amore, che non si accontenta di essere puro dono, non è amore”.

Un accurato esame della problematica del rapporto di coppia ha messo in evidenza quanto spesso uno dei componenti finisca con l’esercitare un potere/dominio sull’altro. Per innumerevoli cause, non ultima l’influenza negativa che l’attuale sistema economico dominante (che considera la persona semplicemente un fattore produttivo e di consumo) esercita sia sul rapporto di coppia che su quello genitori/figli. Viviamo un tempo nel quale la famiglia viene indotta a diventare sempre di più un istituto economico e sempre meno il centro di una società fondata sull’uomo.

Coppia, genitori, figli! Ma qual è il modello di famiglia? Se ci guardiamo attorno vediamo che esistono famiglie tradizionalmente intese e famiglie di fatto, famiglie spezzate, divise, ricomposte, monogenitoriali (single con figli) e pluriparentali, famiglie miste di bianchi e neri, di cristiani e musulmani, di etero e di omosessuali. Tutte tutelate di fatto («sacramentalmente») soltanto dall’autenticità della relazione d’amore. Insomma, oggi su questa molteplicità di modelli familiari che si sfiorano, si incrociano e si sovrappongono lo Stato, i governi e la Chiesa istituzione esercitano un potere di controllo piuttosto che di servizio e di liberazione.

Sembrano staccate dal concreto e appiccicate ad una insaziabile voglia di dominio sia le manifestazioni civili e i discorsi politici a difesa della famiglia senza poi far seguire alcun necessario sostegno (lavoro, casa, sgravi fiscali, salute, asili nido, ecc.), sia la normativa canonica che emargina proprio tutte quelle famiglie sopra dette dalla partecipazione all’eucaristia. Dandosi, così, il caso di celebrare “eucaristie tradite” perché escludenti piuttosto che includenti, piuttosto che di servizio/aiuto proprio a quelle famiglie problematiche.

Se il progresso sociale sembra aver cancellato quasi ogni norma, spacciando per regolare proprio il comportamento irregolare, allora emerge la necessità di recuperare le regole non come cose che scendono dall’alto (governo/cittadini-sudditi; gerarchia/ fedeli; genitori/figli), ma come condivisione della vita in una reinvenzione delle relazioni interpersonali, facendo esperienza insieme.

Alla domanda se la relazione di coppia deve durare per sempre, le diverse risposte hanno evidenziato che ogni scelta (separazione o fedeltà a se stessi e alla propria scelta originaria), se pensata e vissuta consapevolmente, ha diritto di cittadinanza. Senza tuttavia dimenticare che il rapporto fra le persone si può curare e costruire giorno dopo giorno e renderlo così “per sempre”. Proprio in questo curare e costruire ogni giorno la possibilità di ritrovarsi come coppia, la disponibilità all’evento altro (lui, lei), la disponibilità a fare passi indietro, a dare spazio, proprio in questo consiste il “ma voi non così” del servizio evangelico, al quale è chiamata anche la comunità eucaristica.

La coppia e la relazione con i figli esigono il coraggio di sapere che ci si è buttati in un’impresa straordinaria, come il  coraggio iniziale di Pietro del “camminare sulle acque” sulla parola di Gesù; esigono cioè anche un tempo da dedicare alla spiritualità in un allenamento continuo tra la tentazione del dominare l’altro e l’esercizio del reciproco servizio.

 

L’esperienza chiarisce che il potere è un “sistema” («’O Sistema»), che si regge sul controllo dell’informazione per la manipolazione dell’opinione pubblica, proprio con la finalità di evitare ogni forma di “restituzione” delle modalità di esercizio del potere. Si ritiene, tuttavia, che la via per affermare nella società un “nuovo modello” che incarni lo spirito del servizio sia quella di lavorare “dal basso”, a partire dalla società civile, attivando pratiche di partecipazione, di informazione, di consapevolezza, pretendendo che ogni funzione di potestà venga esercitata con “responsabilità”, come “risposta a”, “restituzione” del proprio operato per un continuo giudizio di qualità.

Tra i più gravi problemi che affliggono la società e mortificano la democrazia troviamo la condizione di “minorità indifesa”: dalle donne agli immigrati, dai giovani ai precari e alla disoccupazione si riscontrano numerose e crescenti forme di discriminazione e di sfruttamento. Senza dimenticare la “questione morale”, che costituisce oggi, particolarmente in Italia, una degenerazione della vita pubblica.

 

 

 

 
 

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