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Papa Giovanni,il concilio e il regno

di Massimo Toschi

 

Il nostro incontro sta sotto la signoria della parola,che dice “il regno di Dio è vicino”.è la parola che sta all’inizio del vangelo di Marco , nella chiamata da parte di Gesù verso tutti alla conversione e alla adesione al vangelo 

 

Qui  la conversione ha il suo compimento nella adesione al vangelo  e l’incontro con il vangelo del Signore ha il suo compimento  nella conversione.

 

Questa parola la riceviamo oggi,a cinquanta anni dall’inizio del concilio Vaticano II, aperto da papa Giovanni l’11 ottobre 1962

 

Egli ha reso visibile la  regalità di Dio e il suo regno ,ponendosi come fratello in umanità,visitando i bambini malati  e andando a incontrare i carcerati a Regina coeli   

 

Ha convocato il concilio per  guarire  le cicatrici prodotte dalla immane tragedia della seconda guerra  mondiale .Dunque il concilio come risposta di pace  come consegna del vangelo della pace ai popoli della terra e delle terre.

 

Di fronte ai popoli del sud del mondo ha consegnato alla chiesa la sua vocazione:la chiesa è e vuole essere la chiesa di tutti e in particolare la chiesa dei poveri..

 

Ha preferito la medicina della misericordia al bastone della severità perché tutte le persone da ogni angolo della terra  si sentissero avvolte dalla tenerezza di Dio.

 

Ha preso le distanze dai profeti di sventura per chiedere ai credenti di essere profeti di speranza e di riconoscere nei segni dei tempi la potenza della resurrezione di Gesù, che costantemente opera nella storia.

 

Nella Gaudet mater ecclesia confessa la sua fede nel Signore risorto e nella forza del vangelo,quando su di lui già è stata emessa sentenza di morte. Questo gli dona un di piu’ di liberta’ evangelica.E questo testo insieme alla Pacem in terris e al discorso per il premio Balzan(il suo ultimo discorso) appaiono come il suo testamento spirituale

 

Nel discorso alla luna ha consegnato a tutti quel mistero di fraternità e di paternità-,che ha nei bambini e nei più piccoli  il suo punto supremo e che ha nella parola del papa l’amore più grande,capace di lenire le amarezze  profonde e di non dimenticare nessuno 

 

Con l’immagine della nuova pentecoste, Giovanni XXIII indica l’aprirsi di una nuova stagione cristiana  nel segno della povertà non della ricchezza, del vangelo di Gesù e non delle dottrine degli uomini,,della liturgia come rendimento di grazie e non dei riti e delle rubriche, del servizio umile alla parola di dio e non alle teologie dominanti.

 

Ha fatto della pace e del perdono le ultime parole ,da consegnare  agli uomini, per andare oltre al tempo della guerra nucleare e del conflitto tra i blocchi,uscendo dalla vecchia teologia della guerra ,rendendo visibile la forza inerme della mitezza evangelica.

 

La sua morte,davanti a Dio e davanti al mondo,è stato il sigillo del suo essere  anticipazione e preparazione del regno di Dio ,che viene. Il suo donare la vita per l’unità dei cristiani e per la pace ha interpellato  ogni persona di buona volontà.

 

Tutto questo è la chiave per comprendere il mistero grande del concilio,E’ la forza profetica di Giovanni,che genera il concilio. Senza Giovanni ,senza la sua intercessione,senza il suo discernimento spirituale,senza la sua profezia  il concilio sarebbe rimasto un compendio di documenti,più o meno convincenti, di assemblee talvolta litigiose,di accordi e discussioni di scuola, di alleanze e strategie politiche.

 

In Giovanni il concilio è l’evento dello Spirito santo   un atto di fede e di pace, che ha rigenerato la vita della chiesa e le sue forze più profonde. Davvero lo spirito di pentecoste è entrato come un vento mite, ha spazzato via antiche tradizioni e progetti  per rimettere il discepolo,tutti i discepoli davanti al vangelo , davanti a Cristo luce delle genti e luce del mondo.,davanti ai poveri e alle vittime della terra..

 

Con Roncali e con il concilio,niente è stato più come prima,i .Davvero nn balzo avanti è stato compiuto nella penetrazione del mistero del Dio di Gesu Cristo, oltre le ideologie religiose e oltre una ripetizione stanca di formule e di riti.

 

La mia generazione può dire che senza papa Giovanni e il concilio,la fede sarebbe stata più  debole, la parola di Dio più lontana ,la preghiera personale e comunitaria più fiacca,la presenza nella storia  più impaurita..e i poveri sarebbero stati inascoltati.

 

Ma la mia generazione  è chiamata innanzi tutto a convertirsi e a riconoscere che molte volte ha messo il vino nuovo del concilio e della memoria di Roncali in otri vecchi. .Siamo rimasti prigionieri del politicismo della fede e per questo siamo stati incapaci  di narrare Roncalli e il concilio  come misura della fecondità del vangelo nella vita delle persone e dei popoli

 

Se non ci fosse stato Pino Alberigo con la sua sapienza di spirituale  e con la sua intelligenza dei tempi,a raccontare Roncalli e il concilio,avremmo ridotto tutto a devozione e a disciplina,negando cosi la nuova pentecoste del Signore. Per questo la chiesa tutta gli è debitrice. Senza il suo lavoro infaticabile non potremmo comprendere che l’evento  del concilio ha operato ieri e opera oggi e domani o nella vita dei credenti e nella storia.

 

Nonostante l’indurimento dei cuori, i tentativi di tornare in dietro ,la nostalgia del passato in nome della paura .lo Spirito con il suo soffio ha aperto  le finestre della chiesa e non si torna indietro. Ciò che e’ stato donato,è stato donato per sempre.

 

Certo vorremmo oggi più collegialità nella chiesa  e meno burocrazia, più vangelo e meno etica e principi non negoziabili, più preghiera e meno organizzazione, .più libertà e meno monologhi ,più ascolto e meno afonia.. 

 

Ma se leggiamo i segni del tempo non possiamo non riconoscere che il regno di Dio è vicino e Dio regna  secondo il segno mite,discreto e scandaloso del martirio.

 

Di fronte ai pessimismi dei deserti spirituali e alle preoccupazioni di tornare indietro,dobbiamo ricordare che per la grazia di papa Giovanni e del concilio ,la chiesa dei poveri e la chiesa della pace sono diventate le chiese dei martiri:da mons.Romero ai sette monaci della chiesa algerina ,alle testimonianze della chiesa sud africana,alla piccolezza della comunità credente in Myammar,alla chiesa crocifissa della Siria e di quelle del medio Oriente. 

 

Il martirio e’ tornato al centro della vita della chiesa, dono di Dio per la sua fedeltà e suo giudizio per la sua tiepidezza.. Come dice ancora Roncalli,poche settimane prima di morire:”non è il vangelo che cambia,ma siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio. Non si tratta di una operazione intellettuale ma di vivere nella storia da credenti. Una comprensione più profonda del vangelo genera la testimonianza fino al prezzo della vita ,non per strategia politica,ma per sovrabbondanza di grazia

 

Penso anche alla parrocchia dell’opg di Reggio Emilia, dedicata al beato Giovanni XXIII, parabola di ogni chiesa che è in carcere,in tanti luoghi del mondo e che papa Giovanni definisce a pieno titolo Casa del Padre,la casa di Dio che sta in carcere,fratello di tutti nel loro patire.

 

E il bisogno di chiesa, testimoniato dal funerale del card. Martini ha in papa Giovanni e nel concilio una delle fonti più cristalline. Il popolo di Dio di Milano, credenti e non credenti, poveri e ricchi,lontani e vicini, tutti amati e presi sul serio,ascoltati da questo vescovo,forte e mite,in nome  della fraternità,che nasce dal vangelo e dalla paternità che viene da Dio, sono venuti in duomo per rendere grazie di questa visita di Dio nella loro vita.

 

E noi siamo chiamati a incontrare  il regno di Dio che viene , non come conquista, ma come conversione, non come potere ma come servizio a Dio e agli ultimi del mondo, non imponendo agli altri di cambiare ,ma accettando il cambiamento di Dio, che  nella nostra vita  ci indica la via della debolezza ,del nascondimento,del piccolo gregge.,dell’insignificanza  nella storia. 

 

I segni ,che abbiamo appena riconosciuto,mostrano che la grazia di papa Giovanni e del concilio opera nella storia e nella vita delle nostre chiese,in modo assai più grande di quanto abbiamo saputo sperare e pregare.. 

 

Dice il salmo che si semina nel pianto e si miete nella gioia. Nella nostra storia spesso il pianto e la gioia si confondono e la semina apre alla mietitura, ma questa apre ad una nuova semina. Cosi e’ per papa Giovanni e per il concilio

 

Dunque nessun catastrofismo o nessun entusiasmo religioso, ma accoglienza semplice e gioiosa dei tempi di Dio, in quella obbedienza e in quella pace,che papa Giovanni ci ha donato con la sua vita e che il concilio ci ha aperto come luce nella notte del mondo.

 

Massimo Toschi.

 

 
 

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