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Intervento di Giancarla Codrignani

 

Il regno di Dio è vicino

 

Alla domanda "quando verrà il regno di Dio?" rivoltagli da discepoli che si limitavano a pensare alla mondanità dei regni ellenistici, Gesù risponde: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione e nessuno dirà 'eccolo qui, eccolo là'. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!" (Lc. 17, 20)

Dunque, il regno è sempre vicino. Ma resta il sospetto che, come gli antichi discepoli, anche noi viviamo di interpretazioni mitologiche e politiche molto terrene ma poco incarnate. D'altra parte sembra che non ci si renda conto che non si va lontano con liturgia, preghiere codificate, moniti di autorità gerarchiche che riducono la fede a ripetitività di una religio che non corrisponde nemmeno al bisogno umano di simbolico, perché linguaggio, cultura, innovazioni cognitive e scientifiche sono diventate radicalmente diverse da un passato che non possiamo conservare immutato sotto il velo della "Tradizione". 

Per questo non dovrebbe essere difficile, in particolare per gli uomini della Chiesa (non dico "le donne della Chiesa" perché, come dimostrano le suore americane, sono più coraggiose e capiscono di più il Regno), recuperare il senso di una fede che sappiamo "incarnata". Evidentemente sono ancora potenti i residui culturali derivati dalle filosofie metafisiche con le relative derivate proiezioni trascendentali nel Cristianesimo e non ci si accorge che la spiritualità laica sta emergendo in autonomia, mentre i buoni cattolici della messa domenicale non vedono i "segni" sotto i loro occhi, che vanno dalla liberatà religiosa al riconoscimento della pari dignità di tutte le religioni e anche dell'agnosticismo o ateismo, alla non-interferenza nella politica di potere, alla fratellanza degli omosessuali e via enumerando.

Il regime di divieti e  sanzioni non argomentate, come ogni forma di regime di cristianità, è insostenibile, anche perché tacitamente disobbedito da tutti. Lo diceva anche don Dossetti, parlando ai presbiteri di Pordenone il 17 marzo 1994: "La cristianità è finita. E non dobbiamo pensare con nostalgia ad essa, e neppure dobbiamo ad ogni costo darci da fare per salvare qualche rottame della cristianità. Il sogno dello storico Eusebio di Cesarea è finito, irrimediabilmente finito. E' finito dappertutto. L'Italia ha conservato alcuni rottami fino ad ora, ma erano rottami, non più ben giustificati neppure alla coscienza dei nostri politici".

 
 

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