HOME > INTERVENTI > VERSO BRESCIA/6: P. CARLO D'ANTONI

Segni del regno che è vicino

 

Alcune domande:

a-     Delle realizzazioni che germogliano qua e là nella chiesa e al di fuori della chiesa (ad esempio, le esperienze ecclesiali e di ordine economico-politico che in America Latina sono riconducibili alla teologia della liberazione) lasciano intravedere quella “civiltà dell’amore” che è segno, mi pare, del regno di Dio che è vicino. Ma le persone che facciamo parte del clero, possiamo avere la maturità di mente  e di cuore per saperle discernere in profondità e viverle come occasioni di fecondo dialogo ? Il celibato non ci disabilita in un qualche modo nel poterci radicare nel vissuto (incarnarci) della storia reale della gente ? Il celibato istituzionalizzato e reso “una cosa sola” con il sacerdozio ministeriale, non limita nei fatti la capacità di “stare” da uomini semplici e normali dentro la storia dove gli uomini semplici e normali gioiscono e soffrono tentando una fedeltà al vangelo ? Diventare “uomini del sacro” è un triste esito che rischia di capitarci magari senza volerlo e così aumenta il distacco tra il tipo di chiesa che edifichiamo e nella quale ci rassicuriamo e ci sentiamo realizzati e il mondo degli uomini dove il regno già si muove. A nostra insaputa. Credo che questo sia uno di quegli aspetti che dovrebbero uscire dal baule dei tabù ecclesiastici, assieme ad un’altra domanda che porrei così: non è che l’assenza delle donne e quindi  la mancanza di genio femminile tolga alla chiesa-istituzione gran parte della sua capacità di ascolto, accoglienza, narrazione ?

b-    L’irruzione di masse di poveri, anzi, di miseri (denominati extracomunitari…) nella nostra società provoca tutte quelle reazioni di difesa e sfruttamento che ben conosciamo. Sono masse di non-violenti che richiedono semplicemente quegli elementari diritti alla vita, alla felicità che ormai vengono negati a tutti noi a partire dai giovani e da tutti quelli che non sono funzionali alla produzione di maggiori profitti. La contraddizione tra una conclamata globalizzazione e la chiusura delle frontiere a queste masse derelitte (che denota come in realtà si perseguono politiche ed economie escludenti), non potrebbe essere letta come un salire dal profondo della storia di una invocazione ad un mondo colorato dalle beatitudini che si scontra con un mondo dove i beati sono solo i ricchi ? Non potrebbe essere che l’irruzione di culture e religioni “altre” sia un dono di Dio per la purificazione di una civiltà ormai oltremodo disumana e senza speranza ? Il silenzio (che è nei fatti) della chiesa di fronte a tanto scempio di umanità, spiritualità, culture, competenze, potrebbe o no portarci ad un esame di coscienza riguardo una chiesa che probabilmente ha paura della profezia, teme di svestirsi delle sue posizioni acquisite e in definitiva silenzia l’annuncio del regno e dell’anno di grazia del Signore ?

c-     Raccontare, lodare, tessere relazioni: ecco le attività normali di una chiesa che celebra e vive l’eucaristia come conversatio e se ne lascia in-formare. Ma non è che invece ci siamo ridotti a prendere a pietrate tutto e tutti ? Prendere a pietrate, cioè scagliare parole, princìpi, enunciazioni, dogmi per  condannare, giudicare, escludere tutti coloro che osano dire qualcosa di problematico o presentano con dolore situazioni e magari fallimenti umani. Mi riferisco alle coppie cosiddette irregolari, ai gay, ai preti sposati. Mi riferisco a tutti coloro che nella chiesa vedono un giudice che sa tutto, che parla solo lui in quanto detentore della verità e accetta solo coloro che accettano di andare a Canossa. Ma come tradurre nella nostra prassi la certezza di fede che la Verità per noi è una persona, Gesù di Nazareth e questi crocifisso? Come smetterla di ridurre Nostro Signore ad un codice etico da sbattere in faccia? O a delle enunciazioni che magari saranno…oggettive, ma non odorano del sudore, del sangue, della compassione dell’uomo di Nazareth venuto non per condannare ma per salvare ? Nel caso concreto del sacramento del matrimonio, non si sta finendo per maneggiarlo come una pietra da scagliare contro chi vede fallire una esperienza di coppia, di famiglia ?

 

In definitiva non saprei come coniugare l’annuncio del regno di Dio con una chiesa che si definisce “segno e strumento” di……..che cosa ?

L’assenza di persone problematiche dalle nostre assemblee eucaristiche, l’assenza di poveri, l’assenza dei miseri (che al massimo vengono dirottati alle mense della caritas) mi sembrano una contraddizione che mi lascia sgomento.

Padre Carlo D’Antoni, Siracusa

 

 
 

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